E se provassimo a conoscerci e capirci? Riflessioni e proposte della Caritas Ambrosiana a margine dei recenti fatti di Milano
Milano – Con una proposta Spaccare vetrine, appiccare incendi, rubare merce, scagliare pietre e cestini, ferire poliziotti è inaccettabile e criminale, d’accordo. Ma se provassimo ad ascoltare la rabbia di preadolescenti e adolescenti, a sondarne il vuoto esistenziale, a decifrarne lo smarrimento culturale e valoriale, prima che si trasformino in ingiustificabile violenza? Caritas, attraverso il servizio di tanti operatori appassionati e volontari generosi, prova a farlo ogni giorno, nel vivo dei territori della diocesi, nel magma di quartieri difficili, ma non privi di umanità. Proviamo a farlo con strumenti piccoli e deboli, se rapportati alla vastità e alla durezza della sfida. Attraverso centinaia di doposcuola. Attraverso progetti di sviluppo comunitario nelle periferie urbane. Attraverso sperimentazioni concertate con parrocchie, scuole, musei, associazioni e istituzioni territoriali. Attraverso progetti che provano a porre qualche argine al dilagare del disagio psichico e psichiatrico nelle fasce d’età minorili. Attraverso il capillare presidio dei centri d’ascolto, che intercettando la fatica di tante famiglie colgono le ferree dinamiche di trasmissione intergenerazionale delle povertà. Strumenti inadeguati, lo sappiamo, di fronte a un malessere sempre più accentuato, multidimensionale, sfuggente perché accelerato e polverizzato dalle dinamiche della comunicazione digitale. Malessere che spesso suscita anche in noi un concreto sentimento di impotenza. Il quale non ci autorizza, però, a dare per persi esistenze individuali, porzioni di città, segmenti di società, addirittura intere generazioni. Analisi e vigilanza, non repressione Ci riconosciamo, dunque, nell’appello lanciato dal Presidente della Repubblica, all’indomani dei disordini perpetrati da tanti giovanissimi, che nello scorso fine settimana hanno sconvolto il cuore di Milano (e di altre città italiane). «Occorre un’analisi intelligente e approfondita e va elaborata un’attenta vigilanza», ha detto Sergio Mattarella. Analisi e vigilanza orientate a garantire sicurezza ai cittadini, rispetto e protezione dei beni pubblici e privati, libertà di espressione e di manifestazione nell’osservanza delle regole di legalità e convivenza, incolumità a chi attraversa le piazze, per le più svariate ragioni, e a chi garantisce l’ordine pubblico nelle piazze. Analisi e vigilanza, però, che non possono risolversi nell’organizzazione di ulteriori e più severi strumenti repressivi e punitivi. Una comunità autentica non si accontenta della neutralizzazione delle conseguenze. Prova a sondare e curare le cause. Un modello ingiusto, investimenti inadeguati Tra queste cause, non sarebbe onesto trascurare quelle di contesto. Il modello turbocapitalistico finanziario che plasma anche Milano esaspera le differenze sociali, emarginando e segregando mondi che non si riconoscono più nella città che abitano, ma da cui si sentono esclusi. È un modello ingiusto e per certi aspetti violento. Difficile aspettarsi che generi armonia sociale e ordinato sviluppo. Caritas le vede acuirsi ogni giorno, queste diseguaglianze. E ne constata il potenziale dirompente. La polarizzazione delle ricchezze, anche nella nostra città e nelle province circostanti, è ormai esondata e travolge la sostenibilità della vita di molti. L’impossibilità a trovare casa e lavoro dignitosi impedisce a tante famiglie di crescere i figli in un clima di speranza nel futuro. L’insufficienza degli investimenti sull’educazione e sul welfare, pilastri di coesione e sviluppo, spalanca praterie al conflitto sociale. Le incoerenze e le macchinosità, quando non le aperte tendenze segregatrici delle politiche migratorie, e l’assenza di convinte strategie di inclusione, ostacolano percorsi di riconoscimento reciproco e positiva convivenza, esasperando diversità e alimentando risentimenti che possono fermentare in violenze. Scuola e politiche giovanili meritano di più Vi sono poi cause e condizioni più specificamente legati alla condizione di vita dei giovanissimi e dei giovani, e alle dinamiche culturali e di comunicazione in cui sono immersi. Noi incontriamo ragazzi e ragazze sempre più spesso e più diffusamente sofferenti, disorientati, scollegati dalle attese e dalle regole degli adulti, abbagliati da modelli di consumo conformisti, assorbiti da schermi onnipresenti, impigliati in schemi di relazione solipsisti, abbandonati in uno stato di fragile salute mentale. Non è facile capire perché. I fattori in gioco sono molteplici. E ciascun ragazzo o ragazza ha la propria storia, che sconsiglia facili generalizzazioni. Ma è indiscutibile che il sistema di istruzione e le politiche educative e giovanili, al di là dei lodevoli sforzi dei tanti che vi operano, non vengono adeguatamente finanziati e attrezzati per offrire a tutti i giovani uguali opportunità di realizzazione del proprio progetto di vita. Non si investe abbastanza sulla scuola. E tantomeno sulle scuole di periferia. Gli istituti scolastici andrebbero dotati di risorse e competenze finalizzate a rimuovere gli ostacoli che rendono inesigibile, per molti minori, il diritto di apprendere. Ogni ragazza e ogni ragazzo, anche i più difficili, nascondono risorse che spesso si rivelano nella relazione con i volontari dei nostri doposcuola, quando incontrano un adulto che manifesta il desiderio di ascoltare, capire e condividere, e si dà il tempo di farlo. Possiamo testimoniare che rafforzare il sistema di istruzione significherebbe fare giustizia. Ed efficace prevenzione. C’è poi un tessuto educativo più ampio, costruito nei quartieri e nei territori di provincia da oratori, mondo associativo e terzo settore, che meriterebbe più attenzione e un sostegno più sistematico, se si vogliono tenere aperti, con il mondo giovanile, canali di dialogo, di osservanza delle regole, di rispetti dei valori, e spazi di espressione di risorse rigeneratrici della comunità. Provvedimenti legislativi di natura securitaria, tesi ad abbassare l’età perseguibile di chi commette reati e a inasprire le pene, possono riscuotere un facile consenso, ma – come dimostra la sostanziale inefficacia di quelli già assunti in epoche recenti – incidono marginalmente sulla realtà dei minori e tradiscono una cultura del diritto e della giustizia che, specialmente nei confronti dei minori, dovrebbe invece fondarsi sulla centralità dell’educazione. Una agorà dei e con i giovani L’incessante impegno per promuovere la convivenza e contrastare la violenza, che deve stare al cuore dell’azione di ogni soggetto istituzionale, sociale ed educativo, deve necessariamente edificarsi su fondamenta di giustizia sociale. E se ci credessimo? E se ci provassimo? E se tutti (politica, amministrazioni dello Stato, Chiesa, società civile, forze economiche, cittadini) condividessimo e costruissimo insieme ai giovani una nuova prospettiva di corresponsabilità sociale, capace di generare fiducia e trasformare la loro rabbia nell’energia propulsiva e nella creatività di cui noi adulti abbiamo disperato bisogno, per traghettare la complessità dell’oggi verso una nuova idea di mondo? Caritas non ha ricette e proposte operative prestabilite. Ma constata che la conoscenza del mondo giovanile, e il dialogo con esso, non solo a Milano, ma anche a Milano, non dispongono di luoghi e prassi strutturati, costanti, sufficienti. I recenti fatti del 17 (Giornata mondiale di lotta alla povertà) e 18 ottobre ci possono condurre a ispessire le barriere e indurire la faccia, nei confronti di porzioni dell’universo adolescenziale e giovanile che conosciamo, ascoltiamo e comprendiamo poco, oppure a tradurre la «analisi intelligente e approfondita» e la «attenta vigilanza» sollecitate dal Presidente della Repubblica in percorsi di confronto e di lavoro comune più convinti, più stabili, più incisivi. Attorno al Duomo, ha osservato l’arcivescovo monsignor Mario Delpini, esplodevano nello scorso fine settimana le tensioni di una Milano «agitata e inquieta». Caritas è disponibile, con le proprie esperienze di servizio, con gli uomini e le donne che ogni giorno attiva, con i dati che registra, con le storie che raccoglie, a partecipare a una “agorà dei e con i giovani” che inauguri una nuova stagione di confronto coraggioso, di conoscenza reciproca, di condivisione di riflessioni ed esperienze. Che provi a ridurre le inquietudini. Per svuotare le piazze della devastazione. E restituire alla città concordia, speranza, futuro.










