Mattarella e i giovani

Roma – Nel discorso al Quirinale per la consegna delle onorificenze ai cavalieri del lavoro nominati il 27 maggio, il presidente della Repubblica non fa menzione dei raid, dei teppisti e della guerriglia urbana che ha convinto il governo a scrivere in corsa un altro decreto sicurezza. Ma ascoltando le parole del capo dello Stato sulla nostra società – scrive Il Corriere Della Sera – che «non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza, o peggio di meschina sottovalutazione», è difficile non interrogarsi ancora sulle drammatiche immagini di aggressioni, vetrine sfondate e furti che tutti abbiamo visto nello scorso fine settimana. Mattarella non giustifica in alcun modo le violenze, che a caldo ha respinto come «inaccettabili», però rinnova l’appello ad affrontare con intelligenza il nuovo scenario. E parla del destino dei giovani in tempi «così tumultuosi e incerti» come di «una grande questione sociale, una priorità che deve vedere sensibili le istituzioni e tutte le forze della società». Mattarella parte dallo squilibrio demografico e dalle accelerazioni tecnologiche che rendono «più problematica» l’alleanza tra generazioni e la «naturale trasmissione tra giovani e adulti che è vitale per costruire il futuro». Ricorda come diritto al lavoro e diritto alla scuola debbano realizzarsi «necessariamente insieme». Sottolinea il valore della coesione sociale per la crescita del Paese. E definisce le prospettive dei giovani «cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita». In questo quadro in continua evoluzione è «un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili». I ragazzi studiano in Italia, poi fuggono altrove in cerca di futuro e qui il capo dello Stato ringrazia il presidente della Federazione nazionale Cavalieri del lavoro, Ugo Salerno: «Dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno. Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare».