Milano – La ricerca da parte delle monarchie del Golfo, Turchia ed Europa, di creare binari alternativi a Hormuz per le merci, l’energia e i flussi dati dimostra come il potere si sia sviluppato lungo le linee di valore e come oggi si sia entrati nella geopolitica dei nodi. Questa è la logistica del prossimo futuro, scrive Il Sole 24 Ore. Ossia, i punti di intersezione tra dati, tratte marittime ed infrastrutture sensibili. In questo contesto, l’Italia ed il suo comparto industriale hanno l’opportunità di trasformare la propria posizione geografica in potere infrastrutturale, per collocarsi come punto di convergenza in Europa per merci, energia, dati e industria. Tuttavia, il rilancio della Hejaz Railway, e del corridoio commerciale alternativo a Hormuz, va visto in un contesto più ampio. Ci troviamo di fronte a cambiamenti strutturali globali per cui il progetto Hejaz rappresenta solo una parte dello scenario geopolitico mondiale in cambiamento. Nello specifico, per quanto riguarda il Medio Oriente, riflette l’obiettivo di non essere più solamente un attore del settore energetico per l’estrazione e la raffinazione del greggio, ma di stabilire il ruolo anche a livello di marketing e massimizzando e diversificando le proprie economie. (…) Il 9 giugno, nel corso di una visita di stato del ministro dei Trasporti e Infrastruttura turco, Abdulkadir Uraloglu, e del ministro dei Trasporti e Logistica saudita, Saleh bin Nasser Al-Jasser, sono stati firmati a Riyadh due MoU su ferrovie e logistica per riattivare la storica ferrovia dell’Hejaz. Ma non si tratta di un semplice recupero storico, piuttosto della creazione di un’infrastruttura di connessione strategica tra Anatolia, Levante, Penisola Arabica e, in un secondo momento, l’Oceano Indiano. Mentre il 7 aprile è stato firmato un altro MoU tra la Turchia, la Siria e la Giordania come parte delle loro intenzioni di rilanciare il corridoio dell’Hejaz, costruendo l’infrastruttura mancante in Siria e migliorando quelle esistenti in Giordania. A conferire un ulteriore grado di credibilità alle intenzioni di andare avanti con il progetto del corridoio commerciale – concepirlo solo come semplice progetto ferroviario non ne spiega l’ampiezza strategica – il 7 agosto, l’Arabia Saudita, la Turchia ed il Pakistan hanno firmato un accordo di difesa trilaterale, il Makkah Joint Defense Agreement. Secondo questo accordo, un attacco armato contro uno dei tre paesi verrà considerato un attacco contro tutt’tre. L’importanza strategica di questo patto è data dalla complementarità dei tre attori: il peso economico dell’Arabia Saudita, il solido apparato militare industriale della Turchia e la deterrenza nucleare del Pakistan. Ci troviamo di fronte alla nascita di un nuovo ordine geopolitico definito dalla competizione per accaparrarsi corridoi economici, mercati e corridoi per il trasporto di merci ed energia. Le condizioni attuali sono il risultato di un nuovo contesto e la fine della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta fino ad ora. Per quanto concerne la ferrovia dell’Hejaz, perché questo progetto viene rilanciato solo ora, dopo più di un secolo? Le ragioni sono molteplici. Per l’Arabia Saudita questo rappresenta la possibilità di posizionarsi come hub e centro logistico tra i Paesi del Golfo, il Mediterraneo e l’Europa, lo snodo per tre continenti. (…)












