Milano, docente non confermata nell’incarico all’Ufficio scolastico, Fp e Flc Cgil: «Penalizzata per la maternità»

Milano, docente non confermata nell’incarico all’Ufficio scolastico, Fp e Flc Cgil: «Penalizzata per la maternità»

Milano – FP CGIL e FLC CGIL Milano denunciano il caso di una lavoratrice che non è stata riconfermata nel comando presso l’Ambito Territoriale di Milano dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia. La lavoratrice era assente perché in maternità, a seguito di una gravidanza a rischio. Secondo quanto emerso nel confronto sindacale del 27 agosto, la ragione della mancata conferma sarebbe proprio quell’assenza. Le due sigle chiariscono che il comando è un istituto temporaneo e che la sua proroga non è un diritto della lavoratrice: la dirigente dell’Ufficio, dott.ssa Letizia Affatato, ha quindi margini di discrezionalità. A essere contestato è il motivo con cui tale discrezionalità sarebbe stata esercitata. L’Amministrazione aveva indicato come criteri di valutazione «continuità, professionalità, rispetto delle tempistiche, corrette relazioni», ma al momento della decisione a pesare sarebbe stata la maternità. Nel corso dell’incontro è stato inoltre detto alla lavoratrice che il comando avrebbe potuto essere interrotto già nei mesi precedenti e che ciò non era avvenuto proprio per la sua condizione. Per i sindacati questo è un messaggio preoccupante per tutte le lavoratrici della Pubblica Amministrazione: la maternità è formalmente tutelata, ma l’assenza che ne deriva rischia di diventare il motivo per non confermare una posizione. Emerge poi una contraddizione: l’Ufficio ha mantenuto il comando per circa sette mesi di assenza, ma oggi ritiene di non poter attendere altri cinque mesi circa per riavere la lavoratrice in servizio. Il sindacato precisa di non rivendicare un diritto automatico alla proroga, ma di chiedersi se l’assenza dovuta a una gravidanza a rischio possa diventare l’elemento determinante nell’esercizio della discrezionalità. La vicenda è stata portata all’attenzione del Comitato Unico di Garanzia del Ministero dell’Istruzione e del Merito, e le sigle chiedono risposte pubbliche e chiare all’Amministrazione scolastica. Cesare Bottiroli (FP CGIL Milano) ricorda che l’Amministrazione ha scritto alla lavoratrice che, durante l’assenza, non avrebbe manifestato interesse alla prosecuzione del comando. Le viene quindi rimproverato di non aver chiesto un colloquio con la dirigente né di aver scritto per dichiarare la volontà di continuare, mentre era impegnata in una gravidanza a rischio. Per Bottiroli spetterebbe all’Amministrazione occuparsi delle legittime aspettative professionali dei propri dipendenti, e la prosecuzione di un comando dovrebbe dipendere da criteri professionali trasparenti.

C’è anche un problema di disparità di trattamento. Presso l’Ufficio di Milano il comando riguarda più di trenta docenti, e a nessuno degli altri sarebbe stata chiesta preventivamente una manifestazione di interesse. Bottiroli si domanda perché tale manifestazione sia diventata decisiva proprio per la lavoratrice che, in quel momento, non era in Ufficio per la gravidanza a rischio. Un ulteriore aspetto che i sindacati considerano grave riguarda i tentativi di contatto. Nella comunicazione alla lavoratrice, l’Amministrazione affermava di aver cercato di contattarla, parlando di irreperibilità. Durante l’incontro del 27 agosto il sindacato ha contestato questa versione, avendo verificato il registro delle chiamate della dipendente: prima della scadenza del termine non risultava alcuna telefonata dell’Amministrazione. A quel punto, secondo Bottiroli, la ricostruzione sarebbe cambiata. All’Ufficio ci si sarebbe accorti solo il venerdì, a graduatorie uscite e termine scaduto, che la lavoratrice non era tra il personale riconfermato. Chi doveva chiamarla non ne avrebbe avuto il numero, recuperato solo il lunedì successivo, quando era ormai tutto chiuso. Per il sindacato si tratta di una contraddizione gravissima. Si aggiunge una nota del 14 agosto, in cui l’Ufficio sosteneva che i tempi strettissimi avrebbero reso «materialmente impossibile» un preavviso alla lavoratrice. Se il preavviso era impossibile e la lavoratrice è stata contattata solo dopo la scadenza, sostiene Bottiroli, non è accettabile che le si rovesci addosso la responsabilità di non aver manifestato per tempo il proprio interesse. Una donna in gravidanza a rischio deve potersi occupare della propria salute e di quella del bambino, senza essere gravata da un onere aggiuntivo, non previsto per gli altri lavoratori, e poi scoprire che proprio il suo mancato assolvimento giustifica l’esclusione. Le due sigle ribadiscono di non voler trasformare un comando temporaneo in un diritto alla riconferma. Chiedono qualcosa di più elementare: che la maternità non diventi, direttamente o indirettamente, un fattore di penalizzazione professionale, e che a doverlo comprendere sia anzitutto una Pubblica Amministrazione.