Riforma dell’Artigianato: scontro con Confindustria
Roma – “L’artigianato non deve essere una gabbia. A chi conviene continuare a confinare gli artigiani in limiti dimensionali che ne comprimono la crescita?”, dice Confartigianato. Il nodo sembra essere il numero di dipendenti per considerare un’azienda nell’alveo dell’artigianato: oggi il tetto arriva a 15 unità, la bozza della proposta ne prevede 50. Confindustria ha alzato le barricate contro “il tentativo di fare una riforma sbagliata e pericolosa, confondendo l’artigiano e la piccola impresa”. E’ in dirittura d’arrivo la riforma della legge quadro sull’artigianato datata 1985: è sul tavolo del ministero delle Imprese, con tempi ormai stretti perché la delega al Governo scade a fine anno. Il ministero di Adolfo Urso, in un momento in cui può pesare anche il clima preelettorale, si trova ora a fare da arbitro di uno scontro tra imprese. La premier Giorgia Meloni è attesa giovedì all’ottantesimo anniversario della Cna. Dopo una forte presa di posizione di Confindustria, e una prima replica di Confartigianato, Cna, e Casartigiani, il confronto resta acceso. Ed è il presidente di Confartigianato Marco Granelli – scrive l’agenzia Ansa – a ribattere punto per punto alle preoccupazioni sollevate da viale dell’Astronomia: “Allarmismi infondati”, dice. Il nodo è l’ampliamento, con nuovi requisiti, della platea delle piccole imprese che possono essere inquadrate come attività artigiane. Confindustria teme un impatto su conti pubblici e salari, con “minori entrate Inps di oltre 800 milioni e Irpef tra i 250 e i 400 milioni”, e “tra 1,3 e 1,8 milioni di persone che potrebbero andare incontro a un possibile cambio di contratto collettivo applicato”. E chiede, a più voci, dai vertici di viale dell’Astronomia alle territoriali, uno stop all’iter per il varo del decreto delegato e l’apertura di un tavolo con le parti sociali. Dopo una serie di interventi, sono gli industriali del Lazio a parlare di “gravi rischi” e a ribadire da Unindustria: la riforma “non può creare condizioni artificiose che scoraggino la crescita delle pmi industriali perché questo aumenterebbe una debolezza nota dell’intero tessuto economico”. Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, lancia una stoccata – “Qual è il vero motivo di tanta preoccupazione da parte di Confindustria? Forse la competizione sul piano associativo?” – ma risponde nel merito, per ogni punto. “Chi conosce il testo della riforma sa che le stime allarmistiche su ipotetici impatti superiori al miliardo di euro per le casse dello Stato sono del tutto infondate. È prevista, infatti, una clausola di neutralità finanziaria rispetto alla contribuzione a favore dell’Inps”. Ed è “infondato – aggiunge – anche l’allarme sul dumping salariale o sulla contrazione delle tutele per presunti 1,8 milioni di lavoratori. E’ noto, infatti, che la qualificazione giuridica di impresa artigiana non vincola l’azienda all’applicazione di un determinato contratto collettivo”. E per quanto riguarda l’occupazione, “al contrario non potrà che esserne favorita, visto che la riforma intende rimuovere il ‘tappo’ alla crescita occupazionale per tutte quelle aziende che oggi rischiano di dover scegliere tra assumere un dipendente in più e perdere la propria identità giuridica artigiana”. E “più in generale”, Granelli dice: “La necessità di una revisione dell’attuale legge quadro, vecchia di ben 40 anni, evocata anche dal Presidente della Repubblica in occasione dell’Assemblea annuale di Confartigianato del 2024, serve per consentire alle imprese artigiane di affrontare un mercato in continua evoluzione e le grandi trasformazioni economiche e sociali del nostro tempo.












