Rivoluzione digitale: le competenze valgono più dei costi
Milano – La trasformazione digitale corre veloce, ma la vera sfida del Nordest non è economica: è una questione di competenze. A svelarlo è la ricerca condotta da Fòrema su 600 imprese tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, presentata nell’ambito di DIGITALmeet 2026 presso la sede di Confindustria Veneto Est. Dai dati emerge un paradosso: la carenza di abilità professionali interne rappresenta il primo vero ostacolo all’innovazione per il 24% delle aziende, superando di gran lunga la barriera dei costi finanziari, fermi al 13,3%. Il divario diventa ancora più evidente sul fronte dell’intelligenza artificiale, dove appena l’11% delle realtà che hanno investito segnala una crescita elevata delle competenze nell’organico. Il panorama economico e tecnologico del Nordest si trova di fronte a una svolta decisiva, dove la semplice adozione di strumenti avanzati non garantisce più un vantaggio competitivo automatico. Attraverso interviste dirette e telefoniche, lo studio di Fòrema analizza le dinamiche di un tessuto produttivo prevalentemente composto da piccole e medie realtà, dove 444 aziende, pari al 74% del campione, contano meno di 50 addetti. Nello specifico, la rilevazione coinvolge 418 realtà in Veneto, 89 in Friuli-Venezia Giulia e 93 in Trentino-Alto Adige. Dai dati emerge con chiarissima evidenza come il 70% delle aziende abbia sostenuto investimenti tecnologici negli ultimi 5 anni. Le quote territoriali risultano omogenee: il 70,3% in Veneto, il 68,5% in Friuli-Venezia Giulia e il 69,9% in Trentino-Alto Adige, dimostrando una spinta dinamica diffusa in tutti i contesti analizzati. Il confronto e la presentazione dell’indagine sono stati presentati nella sede di Confindustria Veneto Est in via Masini a Padova. Presenti in sala per i saluti istituzionali di Gianni Potti, presidente di Fondazione Comunica e ideatore di DIGITALmeet, affiancato da Antonio Parbonetti, prorettore vicario dell’Università di Padova, e da Gianmarco Russo, direttore di Confindustria Veneto Est. I dati dello studio sono stati illustrati nel dettaglio da Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema, azienda che si occupa di formazione per il sistema confindustriale Veneto Est. È seguita una tavola rotonda animata dallo stesso Russo, da Parbonetti e da Enrico Aprico del Dipartimento di Scienze dell’economia e della gestione aziendale dell’Università Cattolica di Milano. “I dati raccolti dimostrano in modo inequivocabile che la vera sfida del Nordest non riguarda le risorse economiche, ma il capitale umano”, dichiara Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema. “In un contesto in cui la maggior parte delle imprese investe in tecnologie avanzate, il fatto che una su quattro indichi la carenza di competenze come primo freno segnala un’emergenza educativa e organizzativa. L’innovazione senza competenze adeguate rischia di rimanere inespressa, specialmente sull’intelligenza artificiale dove solo un’azienda su dieci rileva un’elevata crescita interna. Per questo dobbiamo sostenere gli imprenditori guidandoli sempre nell’allocazione delle risorse verso la formazione strategica e la valorizzazione continua dei propri collaboratori”. Amplia la prospettiva Gianmarco Russo, direttore generale di Confindustria Veneto Est: “Le imprese del Veneto stanno affrontando una fase di profonda trasformazione, in un contesto economico internazionale caratterizzato da incertezza, pressione sui margini e crescente competizione”, dichiara. “In questo scenario, innovare non è più soltanto un’opportunità, ma una condizione essenziale per difendere e rafforzare la nostra capacità industriale. Il dato che emerge dalla ricerca Fòrema è particolarmente significativo: oggi il principale ostacolo alla trasformazione digitale non è il costo delle tecnologie, ma la disponibilità di competenze adeguate. È un segnale che ci invita a cambiare prospettiva. Non basta incentivare gli investimenti in macchinari, software e intelligenza artificiale: dobbiamo accompagnarli con un investimento altrettanto importante sulle persone, sulla formazione e sulla capacità delle imprese di ripensare i propri processi”. “Formazione e una adeguata diffusione e comprensione delle tecnologie AI nel tessuto imprenditoriale sono quello su cui Digitalmeet lavora per favorire le aziende nell’adozione concreta di nuovi strumenti e processi legati alla digitalizzazione”, sottolinea Gianni Potti Founder di Digitalmeet. Il vero nodo strategico evidenziato dal rapporto è questo: per la prima volta, la carenza di competenze interne supera nettamente le barriere tradizionali di natura finanziaria. La scarsità di competenze viene citata con una frequenza 1,8 volte superiore rispetto ai costi economici. Accanto alle risorse umane, emergono ulteriori complessità operative: la difficoltà di riorganizzare i processi aziendali viene segnalata dal 12,8% degli intervistati, la scarsità di tempo e risorse interne dal 12,7%, la incertezza normativa dal 9,5% e la integrazione delle tecnologie dal 8,5% delle realtà. Analizzando le tecnologie concretamente introdotte dalle 420 imprese che hanno investito realmente, emergono priorità aziendali ben definite. I software gestionali guidano la classifica con il 56,4% delle preferenze, seguiti dai macchinari interconnessi al 49,8% e dai programmi di formazione al 46,2%. Tra gli investimenti figurano anche l’efficienza energetica al 36%, l’automazione al 34,8% e la cybersecurity al 30,7%. Di contro, l’intelligenza artificiale appare ancora relegata a una fase iniziale e sperimentale: soltanto il 10,7% delle aziende investitrici la inserisce tra i principali ambiti adottati. Inoltre, la maturazione delle competenze interne sull’intelligenza artificiale registra valori critici: solo il 11% dichiara una crescita elevata delle abilità professionali, a fronte di un 60,7% che posiziona il proprio sviluppo sui livelli più contenuti della scala. Questo impatto della transizione digitale sul mercato del lavoro regionale non si traduce in una contrazione occupazionale, bensì in una profonda riorganizzazione delle mansioni quotidiane. Tra le imprese che hanno investito, il 25,2% riporta come effetto prevalente la trasformazione dei ruoli esistenti, il 20,7% segnala più effetti combinati, il 19% dichiara la stabilità dei posti, il 17,9% evidenzia nuove assunzioni e il 9,5% indica una riduzione di alcune attività. La domanda del sistema industriale si concentra su profili ad elevata specializzazione: in cima alle richieste figurano gli esperti di automazione e robotica e i tecnici specializzati di produzione, entrambi indicati dal 31,2% delle aziende. Seguono a breve distanza gli ingegneri di processo al 27,1%, gli specialisti della manutenzione 4.0 al 27,1%, i project manager dell’innovazione al 25,2% e gli specialisti IT al 20,5%. In un esercizio ipotetico di ripartizione su 100 euro di investimenti futuri, le imprese hanno dichiarato che vorrebbero investire in media 27,30 euro sul capitale umano e sull’organizzazione. Nello specifico, 13,21 euro sono riservati alla formazione, 7,17 euro alle nuove professionalità e 6,92 euro al management. A queste voci si aggiungono 14,29 euro per l’automazione, 12,08 euro per i software gestionali e 10,77 euro per l’intelligenza artificiale, confermando che la competitività futura passa dalle persone.












