Rifugiati: sindacati, un futuro ai minori non accompagnati

Roma – “Esprimiamo grande preoccupazione per la deriva culturale ed etica rispetto al tipo di accoglienza messa in campo per i minori non accompagnati che rischiano di essere segregati, ed esposti a fenomeni di ghettizzazione ed emarginazione”. Ed è proprio ai piccoli rifugiati che Cgil, Cisl e Uil dedicano la Giornata Mondiale del Rifugiato che ricorre come ogni anno il 20 giugno. In una nota congiunta chiedono al Governo e all’UE di uscire dalla gestione emergenziale”. “Su 50 mila persone sbarcate quest’anno sulle nostre coste, oltre 7 mila sono minori non accompagnati, – osservano riportando i dati dell’Unicef. “Il doppio rispetto al 2015”. “Questi bambini ed adolescenti hanno affrontato spaventosi rischi per arrivare in Europa, attraversando il deserto del Sahara, tra privazioni e violenze; sono stati poi caricati su gommoni e carrette del mare e lasciati al loro destino da trafficanti criminali. Molti di loro non ce l’hanno fatta e sono scomparsi nel Mediterraneo –assieme ai 2.800 morti dei primi cinque mesi del 2016; altri affrontano ulteriori difficoltà nei centri di accoglienza, privati dei loro genitori e con la prospettiva di un futuro incerto. A loro il sindacato italiano vuol dedicare la Giornata Mondiale del Rifugiato, chiedendo all’Italia ed all’Europa di istituire corridoi umanitari per questi piccoli rifugiati, creare per loro ponti e non muri, offrire una volta arrivati in Europa un percorso concreto di accoglienza e protezione, sanando gli orrori che questi bambini hanno dovuto soffrire, a partire dalla perdita delle loro famiglie. Bisogna soprattutto evitare che questi minori spariscano, come purtroppo è successo in precedenza per circa 10.000 di loro, perché la scomparsa di un bambino può significare traffico di esseri umani, nuovo schiavismo, traffico d’organi e violenze di vario tipo. Vogliamo anche dedicare questa giornata ai 20 bambini morti di sete la settimana scorsa ad Assamaka, nel deserto del Niger. Loro sognavano un nuovo futuro ed hanno invece sofferto la peggiore delle morti. Perché questo non continui a succedere, l’Europa deve abbandonare la logica dell’egoismo e dell’ipocrisia ed aprire le porte a chi fugge dalla guerra, della povertà e della disperazione”.