Orsini (Confindustria): presi in giro su nucleare e rinnovabili

Torino – “Su nucleare e rinnovabili ci stanno prendendo in giro. Se il gas non lo vogliamo, il nucleare richiederà anni e anche le fonti alternative vengono bloccate, allora qualcuno deve decidere: serve un commissario per le rinnovabili”. Lo afferma, in un colloquio con La Stampa, reduce dalla missione di sistema in Argentina e Brasile, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, tornando a porre l’energia al centro dell’agenda industriale. “Abbiamo 130 gigawatt da mettere a terra, investimenti per circa 20 miliardi, un altro Pnrr potenziale. Ma tra autorizzazioni, veti e conflitti territoriali continuiamo a rallentare. Non possiamo permettercelo: chi investe ha bisogno di sapere in tempi certi se può fare un impianto oppure no” aggiunge. “Oggi un’azienda italiana può pagare l’energia molto più di un concorrente europeo. E se questa differenza diventa strutturale, non c’è politica industriale che tenga. Ho imprese che dicono che stanno andando in banca per fare debito e pagare le bollette. Questo non è sostenibile”. Da qui la richiesta di un commissario capace di sbloccare le autorizzazioni e superare i veti territoriali, aggiungendo inoltre sulle misure contro il caro carburanti che “togliere 15 o 17 centesimi può dare un sollievo, ma non risolve il problema strutturale. Il punto vero è la nostra autonomia energetica”. Inoltre in merito all’ex Ilva sottolinea che “per noi è fondamentale che l’Ilva rimanga aperta. Avere una produzione industriale di acciaio nel nostro Paese è un valore aggiunto. Mi auguro che, superati i problemi sul piano giudiziario, si possa ragionare sul rilancio della produzione” a patto che l’impianto “deve essere competitivo. Non possiamo pensare di difendere l’industria senza creare le condizioni perché possa stare sul mercato”. Inoltre commentando l’operazione di Intesa Sanpaolo su Mps, osserva che “Il mercato è sovrano e decide. Io sono per l’Italia. Quando vedo che il 97% dell’assemblea ha sostenuto l’operazione, mi fa piacere perché significa che una parte del sistema Italia crede ancora nel nostro Paese”, esprimendo tuttavia preoccupazione per la gestione del risparmio in Generali: “Dentro Generali ci sono oltre 600 miliardi di risparmi italiani. Io credo che, da italiano, sia importante chiedersi dove vogliamo che venga gestita questa ricchezza” e precisando che “non ho nulla contro i francesi. Ma se andiamo in Francia e proviamo a fare la stessa cosa che si sta facendo in Italia, non credo che sia così semplice. Se dietro un grande asset c’è una visione di sistema, io preferisco che quella visione sia italiana e che quelle risorse possano contribuire alla crescita del nostro Paese”. Infine sulla decisione della Bce di aumentare i tassi d’inflazione e di interesse, il presidente di Confindustria evidenzia che “stiamo assistendo a una crescita dell’inflazione e la risposta è stata, inevitabilmente, quella di aumentare i tassi. È chiaro, però, che l’aumento dei tassi finisce per frenare anche gli investimenti delle imprese, proprio in una fase in cui avremmo invece bisogno di sostenerli”, aggiungendo che se le cause dell’inflazione sono prevalentemente esterne “probabilmente sarebbe stato opportuno attendere prima di intervenire in modo così deciso sui tassi”.