Piacentini (Fillea): “La lobby dei costruttori ha già incassato, Milano torni a pensare ai lavoratori edili”

Piacentini (Fillea): “La lobby dei costruttori ha già incassato, Milano torni a pensare ai lavoratori edili”

Milano “La città di Milano negli ultimi dieci anni è stata costantemente la piazza principale dei grandi investimenti immobiliari, arrivando ad attrarre da sola quasi il 40% del totale degli investimenti in Italia”. Lo afferma Riccardo Piacentini Segretario Generale Fillea. Che prosegue: “Gli oneri di urbanizzazione, che servirebbero a trattenere sul territorio una quota della ricchezza prodotta, sono rimasti bloccati per 16 anni dal 2007 al 2023 saltando tre adeguamenti consecutivi previsti dalla legge e causando un mancato introito nelle casse comunali per centinaia di milioni di euro. Anche dopo l’aggiornamento del 2023 gli oneri di urbanizzazione milanesi rimangono nella fascia bassa a livello europeo, molto distante da metropoli come Parigi o Berlino. Nello stesso periodo i prezzi delle case sono aumentati mediamente del 38%, con punte del 53% in alcune zone della città. Anche gli affitti hanno subito la stessa ondata speculativa, respingendo fuori dai confini di Milano le classi meno abbienti, i lavoratori più fragili, gli studenti e i pensionati. Come Fillea denunciamo da anni questo stato di cose, frutto del mercato ma anche di scelte politiche precise, che si sono scaricate su chi abita e lavora a Milano e sulle condizioni di chi lavora nei cantieri urbani. Di fronte alle emergenze della speculazione, del caporalato e degli infortuni anche mortali, la città ha finora risposto agevolando gli investitori, chiedendo massima rapidità nell’esecuzione dei lavori e interpretando le regole per favorire chi costruiva palazzi finanche nei cortili dei condomini. Le vere famiglie sospese sono quelle che in quei condomini vivevano da anni e hanno visto ridursi improvvisamente qualità della vita e valore del proprio immobile. Nonostante i piagnistei dei costruttori e la fine della stagione dei Superbonus, i dati della Cassa edile parlano di un settore in piena salute, senza che però a questo corrisponda ancora una redistribuzione a favore di operai e impiegati edili dei megaprofitti accumulati in questi anni. In questi mesi i tavoli del contratto provinciale sono in stallo. Dopo due anni e mezzo dalla scadenza del precedente integrativo chiediamo aumenti proporzionati all’espansione del settore e norme esigibili sulla contrattazione d’anticipo, per concordare prima dell’avvio dei grandi cantieri le regole del gioco a tutela della salute e delle condizioni di lavoro degli ultimi della catena dei subappalti. Crediamo che queste debbano essere le stesse priorità della città e di chi la governerà nei prossimi anni, cambiando pagina rispetto a un modello di sviluppo che ha mostrato tutta la sua ingiustizia e iniquità”