La Coop Sociale d’inserimento lavorativo coinvolge 4700 occupati

La Coop Sociale d’inserimento lavorativo coinvolge 4700 occupati

Oggi l’inserimento lavorativo va oltre il semplice incontro tra domanda e offerta di lavoro e chiama in causa un sistema più ampio di responsabilità condivisa in cui istituzioni e imprese sono chiamate a rafforzare il proprio ruolo, riducendo la dipendenza da meccanismi sanzionatori e aumentando gli investimenti nell’inclusione lavorativa. Significa costruire percorsi di autonomia, valorizzare le capacità delle persone e accompagnarle nella realizzazione del proprio progetto di vita. È questa la riflessione emersa da “Il lavoro che genera lavoro”, l’incontro promosso a Melegnano da Legacoop Lombardia in occasione del suo 140° anniversario, che ha riunito istituzioni, mondo della ricerca e cooperazione sociale per confrontarsi sull’evoluzione dell’inclusione lavorativa e sulle sfide che attendono il mondo del lavoro nei prossimi anni. Al centro del dibattito, il cambiamento delle fragilità che oggi caratterizzano i percorsi di inserimento lavorativo. Accanto alle persone con disabilità convivono nuove situazioni di vulnerabilità legate al disagio psichico, alla precarietà economica e sociale, ai percorsi migratori, all’isolamento e a storie lavorative sempre più discontinue. Una complessità che richiede strumenti nuovi, competenze specialistiche e un lavoro di rete sempre più strutturato. In questo scenario, la cooperazione sociale continua a rappresentare un punto di riferimento, grazie a un modello che considera il lavoro non come un traguardo isolato, ma come parte di un percorso più ampio di inclusione. Le cooperative sociali non si limitano all’inserimento lavorativo, ma realizzano una presa in carico complessiva della persona, costruendo percorsi individualizzati che tengono insieme formazione, accompagnamento educativo, sostegno sociale e crescita professionale. A conferma del ruolo centrale della cooperazione sociale di inserimento lavorativo nel sistema Legacoop Lombardia, i dati evidenziano il peso economico e occupazionale delle cooperative di tipo B e miste. Le cooperative sociali di “tipo B” ovvero finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate attraverso lo svolgimento di attività produttive e di servizi in diversi settori economici, e le cooperative sociali miste di tipo A+B che integrano la gestione di servizi socio-educativi e sanitari con l’inserimento lavorativo di persone fragili in attività produttive, rappresentano una componente significativa del sistema cooperativo di Legacoop in Lombardia: contano 3.772 soci e 4.716 lavoratori occupati, generano un valore della produzione pari a oltre 140,9 milioni di euro e comprendono 54 cooperative. Nel complesso, il sistema delle cooperative sociali Legacoop Lombardia conta 12.438 soci, 10.634 occupati e un valore della produzione pari a oltre 340,4 milioni di euro, distribuiti su 149 cooperative. Rispetto al totale delle cooperative sociali aderenti al Dipartimento Welfare, le realtà di inserimento lavorativo (di tipo B e miste) incidono per il 30,33% dei soci, il 44,35% degli occupati, il 41,39% del valore della produzione e il 36,24% del numero complessivo delle cooperative. «In occasione dei 140 anni di Legacoop, ribadiamo il valore del lavoro cooperativo non solo in termini sociali ma anche a partire dall’impatto economico che è in grado di produrre. L’inserimento lavorativo è un investimento che genera risparmio per la spesa pubblica e valore sociale con effetti sui lavoratori, sulle famiglie, sulle comunità e sui territori. La cooperazione – con il suo modello fondato su mutualità, responsabilità condivisa e centralità della persona – è l’unica forza economica che avanza proposte per le nuove fragilità sociali ed economiche. È in questa prospettiva che la cooperazione sociale in particolare conferma il proprio ruolo non solo come attore del welfare ma come soggetto politico e sociale che contribuisce a costruire coesione, innovazione e sviluppo, dimostrando che un’economia più inclusiva non è solo possibile ma necessaria» ha dichiarato Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia. Dalle testimonianze delle cooperative è emerso inoltre come sia profondamente cambiata la qualità delle opportunità offerte dalla cooperazione sociale. Se un tempo l’inserimento lavorativo era concentrato in pochi ambiti, oggi le cooperative operano in settori sempre più diversificati e qualificati: dalla ristorazione alla pasticceria, dai servizi di accoglienza al facility management, fino all’editoria e ai servizi digitali e ad altre attività innovative. Una crescita che dimostra come l’inclusione possa generare lavoro di qualità, valorizzando competenze differenti e rispondendo anche ai bisogni di un mercato del lavoro in continua evoluzione. «Parlare di inserimento lavorativo oggi significa parlare di progetti di vita», ha sottolineato Marta Battioni, responsabile del Dipartimento Welfare di Legacoop Lombardia e vice Presidente Legacoopsociali. «Il nostro compito è creare le condizioni affinché ogni persona possa esprimere il proprio potenziale e questo significa anche riconoscere che non esiste un percorso uguale per tutti. Il lavoro rappresenta uno straordinario strumento di inclusione, ma non possiamo pensare che tutti possano lavorare o raggiungere lo stesso risultato con gli stessi tempi: servono percorsi realistici, personalizzati e costruiti intorno alle caratteristiche di ciascuna persona. Allo stesso tempo, è necessario un cambio di paradigma nelle politiche per l’inclusione lavorativa perché l’’obiettivo non può essere alimentare un fondo attraverso le sanzioni alle aziende che non ottemperano agli obblighi di assunzione, ma quello di ridurre progressivamente quel fondo perché sempre più imprese, anche profit, scelgano di investire concretamente nell’inserimento lavorativo delle persone fragili. Le istituzioni possono avere un ruolo decisivo nel promuovere strumenti, incentivi e percorsi che favoriscano questa assunzione di responsabilità. L’inclusione lavorativa deve diventare una sfida condivisa, non una delega alla sola cooperazione sociale». «Il lavoro è molto più di una fonte di reddito: è autonomia, dignità e piena partecipazione alla vita della comunità. Per questo Regione Lombardia considera l’inclusione lavorativa delle persone più fragili una priorità strategica e investe in un modello che mette al centro la persona, valorizzandone competenze e potenzialità. Le cooperative sociali di inserimento lavorativo sono un partner fondamentale di questo percorso: dimostrano ogni giorno che inclusione e competitività possono crescere insieme, generando valore economico e coesione sociale. Continueremo a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, sistema produttivo, formazione e terzo settore, sostenendo strumenti innovativi, percorsi personalizzati e politiche attive capaci di trasformare il diritto al lavoro in un’opportunità concreta di autonomia e sviluppo per tutti» ha dichiarato Simona Tironi, Assessora all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia. Le esperienze e le testimonianze delle cooperative sociali Arcos, Il Mosaico Servizi, Lo Sciame, Solaris Lavoro e ambiente, Jolly Service e L’officina hanno mostrato come la cooperazione rappresenti oggi un vero laboratorio di innovazione sociale, capace di costruire percorsi personalizzati e di generare valore per l’intera comunità. L’incontro si è concluso con un messaggio condiviso, il lavoro continua a essere uno dei più efficaci strumenti di inclusione, ma perché possa davvero “generare lavoro” è necessario che istituzioni, imprese e cooperazione sociale assumano insieme la responsabilità di costruire un mercato del lavoro più aperto, più inclusivo e più capace di valorizzare le persone. È da questa alleanza che nasce un lavoro capace di generare autonomia, coesione sociale e sviluppo per i territori.