Policy Paper “Garantire i diritti nell’era dell’AI
Quali sono le principali sfide poste dall’Intelligenza Artificiale nel campo della tutela dei diritti umani? Come potersi difendere quando un algoritmo sbaglia o ci discrimina? Quando i progressi fatti nel campo dall’AI collidono con la necessaria tutela dei diritti, quali sono gli strumenti a disposizione dei cittadini, spesso i più fragili, che ne sono investiti negativamente? Proprio intorno a questi temi e alla necessità di diffondere maggiore consapevolezza sui risvolti meno conosciuti dell’accelerazione tecnologica e della pervasività dei sistemi di intelligenza artificiale nelle nostre vite, un insieme di associazioni della società civile ha iniziato a lavorare sinergicamente per tutelare i diritti umani e digitali dei cittadini. Mitigare i rischi, monitorare i sistemi di decisione automatizzata, denunciare lo sfruttamento massivo di dati personali e biometrici, proteggere la libertà di espressione e protesta dalla sorveglianza di massa e promuovere una governance indipendente e autonoma dell’Intelligenza artificiale. Questi gli obiettivi della rete che ha presentato, alla presenza dell’On. Elisabetta Piccolotti (AVS) presso la Camera dei Deputati il Policy Paper “Garantire i diritti nell’era dell’AI” – redatto dall’avvocata Ernestina Sacchetto e dalla giornalista Laura Carrer con la supervisione delle organizzazioni Hermes Center e The Good Lobby Italia, in rappresentanza della Rete per i Diritti Umani Digitali – che intende costituire un ulteriore tassello di supporto alle istituzioni nella definizione di un percorso che indichi come difendersi dai danni provocati dai sistemi di AI. Il documento analizza lo stato dell’arte della normativa italiana e del panorama europeo e fornisce delle raccomandazioni utili sulle contromisure che le istituzioni dovrebbero assumere. Tra le raccomandazioni pratiche che il Paper intende restituire, si va dalla necessità di rendere operativo l’articolo 85 dell’AI Act sul diritto di reclamo avverso le violazioni dello stesso regolamento europeo, proponendo innanzitutto di definire tempi procedimentali chiari per la gestione dei reclami da parte dell’autorità di vigilanza (ACN) al rapporto tra reclamo amministrativo e ricorso giurisdizionale, il cui impiego va coordinato per evitare sovrapposizioni o conflitti procedurali. Si passa successivamente a raccomandazioni in merito all’attuazione dell’art. 86, sul diritto alla spiegazione, azionabile qualora i cittadini ritengano di aver subito una lesione dei diritti fondamentali conseguentemente a una decisione automatizzata basata quindi sull’output di un sistema di intelligenza artificiale, richiedendo che ACN possa ordinare l’interruzione dell’utilizzo del sistema di AI problematico, comminare sanzioni pecuniarie e gestire meccanismi stragiudiziali di risarcimento del danno. In merito alla qualità delle decisioni amministrative, il Paper propone di rendere obbligatoria e rafforzata la motivazione dei provvedimenti dell’ACN – che dovrebbe includere sia un’analisi tecnico-organizzativa dei sistemi di IA sia un inquadramento normativo completo – e introduce la proposta di creare unità specializzate all’interno dell’ACN con competenze interdisciplinari e settoriali. A questo si affianca la proposta di creare un registro pubblico dei casi, anonimizzato ma accessibile, per garantire trasparenza e monitoraggio, e misure di coordinamento tra autorità, come l’obbligo di trasferimento automatico dei reclami in caso di incompetenza dell’ente ricevente. Nel suo intervento, Federica Paolucci, post doctoral research fellow presso l’Università Bocconi, ha inoltre evidenziato la necessità di implementare protocolli di cooperazione vincolanti tra le autorità per i diritti fondamentali previste dall’art. 77 e ACN, con termini di risposta certi e obblighi di motivazione del diniego delle istanze da esse pervenute. Ciò consentirebbe a tali autorità, più vicine ai cittadini, di diventare il primo anello della catena dei rimedi; catena che, però, può trovare risultati soddisfacenti soltanto se ACN garantisce un adeguato follow-up alle sollecitazioni registrate. A partire da qui Federica Paolucci ha quindi affermato che il diritto di accesso di un’autorità è la condizione imprescindibile affinché si avveri il diritto di una persona a sapere perché un algoritmo l’ha penalizzata. Secondo Davide Del Monte di Hermes Center “il tema è innanzitutto politico. Se le raccomandazioni che proponiamo hanno una prospettiva giuridica, la cornice entro cui bisogna ragionare necessita di una chiara visione politica: è necessario muoversi con anticipo, visione ed efficacia, su un piano valoriale e di principi prima che normativo, per riuscire ad essere almeno un passo avanti e non 10 passi indietro rispetto all’industria tecnologica che va avanti spedita e al di fuori di ogni regola, sia legale che, spesso, di buon senso”. “Tutti i cittadini possono essere coinvolti dai danni provocati dall’Intelligenza Artificiale, specialmente quelli appartenenti alle categorie più svantaggiate e meno tutelate. Chiediamo dunque ad associazioni, organizzazioni e collettivi che già offrono supporto ai gruppi marginalizzati di prestare attenzione anche alla difesa dei diritti minacciati in rete dai sistemi di intelligenza artificiale. Allo stesso modo, chiediamo a gran voce alle istituzioni di adottare un approccio politico che possa privilegiare la difesa degli interessi della società e il risarcimento dei danni, non il solo profitto economico al momento centrale all’interno del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Consapevoli che l’innovazione rappresenti un’opportunità a servizio delle persone, ciascuna portatrice di esigenze differenziate, crediamo che sia necessario dare forma a un nuovo “digitale” capace di esprimere ancora empatia e umanità” ha dichiarato Laura Ferrari di The Good Lobby in rappresentanza della Rete per i Diritti Umani Digitali.












