AGO Grossisti Ortomercato: la logistica centralizzata non funziona
La gestione della logistica centralizzata al Nuovo Mercato Ortofrutticolo di Milano è diventata il simbolo di un modello che non funziona. È quanto emerso con forza nell’audizione di AGO (Associazione Grossisti Ortomercato) durante la Commissione congiunta Sviluppo Economico e Politiche del Lavoro e Controllo Enti Partecipati del Consiglio Comunale di Milano, nel corso della quale sono state evidenziate criticità gravi sul piano operativo, economico e sociale. La gara pubblica per l’affidamento della logistica centralizzata, indetta da SOGEMI nel 2024, è andata deserta. Nonostante questo segnale evidente, il sistema è stato imposto ugualmente, tramite un Albo della logistica senza un sistema informatico pienamente operativo e senza tutele occupazionali. Il risultato è stato un aumento dei costi per i servizi di logistica gestiti da SOGEMI ed un possibile esubero di circa 150 lavoratori, senza clausole sociali, e forti difficoltà nella gestione dei flussi di movimentazione. Alle criticità operative si aggiungono tariffe elevate, superiori a quelle di molti altri mercati italiani, con parte dei costi che vengono ribaltati direttamente sugli operatori. È un aspetto centrale, perché gli aumenti imposti da SOGEMI non si fermano agli operatori, ma finiscono inevitabilmente per scaricarsi sui prezzi finali, incidendo sul costo dei prodotti e quindi sui cittadini milanesi. Questo avviene in un quadro più generale segnato da una carenza di dialogo strutturato con gli operatori, veri protagonisti del lavoro quotidiano, nonostante l’esistenza di organismi di confronto formali. Le decisioni strategiche – dalla logistica alle tariffe del Nuovo Mercato, oggi previste su livelli molto elevati rispetto agli impegni assunti in passato – vengono assunte senza una reale condivisione. Questo approccio emerge con forza anche nella questione delle tariffe che da 75 euro/mq nei vecchi padiglioni si è arrivati nel Nuovo Mercato Ortofrutticolo a livelli che oscillano tra 170 e 193 euro/mq, con stime tecniche che arrivano fino a oltre 230 euro/mq. Valori che collocano Milano sopra la media nazionale e al limite superiore dei benchmark europei. L’aumento dei canoni, il peso dei costi comprensoriali e gli investimenti richiesti agli operatori per spazi consegnati al rustico stanno generando una pressione economica insostenibile, che rischia di penalizzare le imprese più piccole e storiche e di trasformare la modernizzazione del mercato in una selezione economica e sociale. La rigenerazione del Mercato Ortofrutticolo è una partita strategica per Milano, ma senza correzioni nette sul metodo e sulla sostenibilità economica il rischio è che le inefficienze della gestione ricadano su operatori e cittadini, tradendo la natura pubblica di un’infrastruttura centrale per l’economia e l’approvvigionamento della città.












