8 marzo: Università e l’Albero della Vita per l’empowerment femminile

8 marzo: Università e l’Albero della Vita per l’empowerment femminile

Milano – Incoraggiare l’autonomia e l’emancipazione economica delle donne con storie difficili alle spalle. Promuovere attività di formazione e orientamento verso opportunità lavorative – come quelle offerte dal settore della vendita diretta – che possano garantire flessibilità organizzativa, un sano work-life balance, sicurezza e indipendenza finanziaria, ma anche occasioni di carriera e una robusta rete di relazioni sociali e professionali. Sono questi gli obiettivi di EmpowerHER: la forza di Cambiare, il programma che nasce per contrastare il fenomeno della violenza economica sulle donne grazie alla collaborazione tra Univendita-Confcommercio, la maggiore associazione della vendita diretta a domicilio in Italia, e Fondazione l’Albero della Vita Ets (FADV), impegnata nel promuovere il benessere, proteggere i diritti e favorire lo sviluppo di bambini, famiglie, donne e comunità. L’iniziativa – lanciata in occasione della Giornata Internazionale della Donna – nel corso del 2026 coinvolgerà fino a 60 beneficiarie della Fondazione l’Albero della Vita: donne in situazioni di fragilità economica e sociale, con vicissitudini complesse alle spalle e motivate a esplorare occasioni di lavoro flessibile. Fondazione l’Alberto della Vita e Univendita saranno in prima linea nello sviluppo concreto del programma attraverso colloqui personalizzati e focus group per analizzare competenze, bisogni e aspettative, a cui seguiranno incontri specifici dedicati alla scoperta del mondo della vendita diretta, dei vantaggi e delle opportunità di questo business model, attraverso le storie e le testimonianze di donne che hanno intrapreso una carriera di successo e che hanno conquistato l’indipendenza economica, grazie a una professione che le gratifica quotidianamente. Il progetto toccherà le città di Milano e Napoli coinvolgendo l’Italia da Nord a Sud e toccando contesti molto diversi tra loro, ma in cui comunque esistono fenomeni di fragilità connessi alle dinamiche di genere. L’Italia, non a caso, registra un tasso di occupazione femminile del 52,5%, contro una media europea superiore al 65%. Il divario retributivo può toccare in alcuni casi il 30% e il Global gender gap index 2025 del World economic forum colloca il nostro Paese all’85esimo posto nel mondo. Sono numeri che possono diventare terreno di coltura della violenza economica, ragion per cui EmpowerHER punta ad aprire alle donne beneficiarie dell’iniziativa la porta verso un percorso di autoconsapevolezza, di esplorazione e potenziamento delle proprie competenze, attitudini e inclinazioni, intese sia come abilità lavorative primarie sia come soft skills. Un cammino di liberazione dalla dipendenza economica che spesso diventa sudditanza psicologica. Isabella Catapano Botero, Direttrice di Fondazione l’Albero della Vita afferma: “Con il progetto EmpowerHER, Fondazione l’Albero della Vita ha l’obiettivo di restituire dignità e futuro a donne e madri che hanno vissuto percorsi di fragilità e abuso. Attraverso queste attività di orientamento, in collaborazione con Univendita, il nostro obiettivo è fornire speranza, consapevolezza, fiducia nelle proprie capacità e determinazione nel cambiare un percorso di vita che, altrimenti, sarebbe probabilmente destinato a un triste epilogo. A tale scopo, fornire spunti di riflessione sulle possibilità di accesso al mondo del lavoro è fondamentale, com’è fondamentale presentare a queste donne soluzioni pratiche ed esempi concreti di persone che “ce l’hanno fatta”. Marta Gamba, segretario generale di Univendita, dichiara: “La violenza economica è uno dei fattori spesso meno esplorati, ma più gravi e diffusi nelle dinamiche della violenza di genere. Sottili vessazioni quotidiane di carattere economico e psicologico che non sempre sfociano nella violenza fisica e che, proprio per questo, finiscono per condizionare in modo più subdolo molte donne, senza che la comunità di riferimento se ne accorga. Nel settore della vendita diretta, invece, circa il 90% degli incaricati è di genere femminile; dunque riteniamo che il comparto possa offrire una concreta opportunità di lavoro senza barriere di accesso, garantendo autonomia e potenziale crescita economica. Un settore, peraltro, capace di valorizzare la creatività relazionale, tipica delle donne, da cui scaturisce una rete di rapporti sociali che rafforzano la consapevolezza di sé e scongiurano l’isolamento in cui spesso vivono le vittime di violenza economica”.