Osservatorio Evolution Forum Business School: PMI a rischio se la guerra continua

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Osservatorio Evolution Forum Business School: PMI a rischio se la guerra continua

Per le Pmi italiane, già indebolite dalla politica dei dazi di Donald Trump e dal conflitto in Ucraina, si profilano drammatiche le conseguenze della guerra in Iran e Medio Oriente che sta già avendo grosse ripercussioni sul mercato dell’energia, del gas, dei trasporti e del turismo. Tant’è che, secondo la ricerca dell’Osservatorio “Evolution Forum Business School sulle PMI”, ideato dal formatore Gianluca Spadoni su un panel di oltre 1200 micro e piccoli imprenditori (cioè con fatturato sino a 1 milione di euro, e meno di 5 dipendenti), se la guerra dovesse durare un anno o più, la metà rischia la chiusura. Inoltre il prezzo del gas è balzato a +40% nelle quotazioni di Amsterdam mentre la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran potrebbe provocare un aumento del petrolio al barile fino a 100 dollari, con conseguente crescita di benzina e diesel, che già sono aumentati. Se a questo si aggiunge il calo della capacità di acquisto da parte dei consumatori, ecco che, in uno scenario a dir poco drammatico, oltre il 48% delle PMI italiane si dice molto preoccupato dal protrarsi di questo ulteriore conflitto. L’escalation delle guerre in tutto il Medio Oriente preoccupa più del 13% delle PMI italiane perché provocherebbe instabilità per tutte le economie del mondo. Gli imprenditori italiani restano però sostanzialmente positivi sul futuro: “Anche se ora è prematuro prevedere l’evolversi delle guerre in Medio Oriente, al momento l’economia italiana non va male: sono fiducioso che questo trend continuerà sino a Pasqua ed oltre”, afferma il 40,2% delle PMI interpellate. L’altra grande preoccupazione (43%) delle nostre PMI è ancora la carenza di personale qualificato a tutti i livelli. A casa nostra una grossa mano agli imprenditori la darebbe la detassazione degli aumenti relativi agli stipendi che alimenterebbe l’appeal delle aziende avvicinando i giovani e allontanando il rischio di una possibile chiusura (64,3%). Il referendum sulla giustizia non avrà impatto significativo per le imprese perché “anche in queste votazioni vincerà l’astensionismo”: la pensa così un imprenditore su tre. Alla domanda “Cosa ti spaventa di più in questo momento?” il 48,4% degli intervistati ha risposto l’instabilità causata dalle guerre. Al secondo posto la carenza di personale (43,4%), introvabile a tutti i livelli in questo inizio di 2026. Al terzo posto il caro vita (38,9%), al quarto la pressione continua dell’agenzia delle entrate (25,3%). Preoccupano poi, sempre secondo la ricerca dell’Osservatorio EFBS sulle PMI, l’escalation delle guerre a tutto il Medio Oriente (13,7%), la burocrazia UE (11,6%), il caro energia (8,4%) e i dazi USA (4,2%). Di contro, il suggerimento principale che le piccole e medie aziende danno al governo è quello di iniziare a detassare gli aumenti (64,3%) in modo che gli stipendi più alti possano motivare i giovani e convincerli a non abbandonare il Paese. Lo stesso vale per i premi e per i fringe benefit, sui quali vige ancora una pesantissima tassazione, come sottolineato dal 23,4% degli interpellati. I dati parlano chiaro: ad oggi le nostre retribuzioni sono ancora le più basse tra i Paesi più industrializzati e gli imprenditori reclamano iniziative già a partire da quest’anno. Si chiede poi anche un taglio poderoso dell’IRPEF (27,4%) e un’altra rottamazione fiscale (26,3%). E cosa ne pensano le PMI del Referendum sulla giustizia? La speranza è che risolva i problemi della giustizia italiana (53,7%) ma non influenzerà l’andamento delle realtà aziendali che credono che, come spesso accade, “vincerà l’astensionismo, segno della distanza tra la politica e i cittadini” (29,5%), secondo la ricerca dell’Osservatorio “Evolution Forum Business School sulle PMI”, ideato dal formatore Gianluca Spadoni.