Rapporto Immigrazione IDOS 2025: a Gallarate dati e confronto per superare slogan e logiche di esclusione

Rapporto Immigrazione IDOS 2025: a Gallarate dati e confronto per superare slogan e logiche di esclusione

Gallarate – Si è svolta questa mattina, presso la sala comunale ex Scuderie Martignoni di Gallarate, la presentazione del Rapporto Immigrazione IDOS 2025, promossa da CGIL Varese e CGIL Lombardia. Un’iniziativa nata per riportare il dibattito sul fenomeno migratorio su un terreno di dati, analisi e confronto pubblico, in risposta alle logiche della cosiddetta “remigration” emerse nel dibattito cittadino nel corso del 2025. Dal Rapporto IDOS 2025 emerge come l’immigrazione rappresenti una componente strutturale della società italiana. Al 1° gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti in Italia sono 5.371.251, pari al 9,1% della popolazione, con un aumento del 2,2% rispetto al 2024. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di residenti stranieri, 1.221.520, pari al 22,7% del totale nazionale e al 12,1% della popolazione regionale. In provincia di Varese i residenti stranieri sono 79.107, pari all’8,9% della popolazione provinciale, con una crescita del 4% rispetto al 2024. Accanto alla crescita dei residenti stranieri, il Rapporto evidenzia anche il ruolo delle acquisizioni di cittadinanza italiana, che incidono sulla lettura dei dati senza ridurre la presenza reale nei territori. Nel 2024 il saldo naturale dei cittadini stranieri in provincia di Varese è stato positivo, mentre quello della popolazione italiana è fortemente negativo. Accanto ai dati sull’immigrazione, il Rapporto restituisce un quadro significativo dei fenomeni di emigrazione. La Lombardia si conferma la principale regione di origine delle partenze verso l’estero: nel periodo 2014–2024 circa un espatrio su cinque a livello nazionale ha origine nella regione, con oltre 22.800 partenze, pari al 18,5% del totale nazionale. Anche la provincia di Varese è interessata da questo fenomeno: gli iscritti all’AIRE sono 73.798, un numero che racconta una mobilità in uscita spesso assente dal dibattito pubblico ma centrale per comprendere le trasformazioni sociali ed economiche del territorio. Il Rapporto evidenzia come il lavoro rappresenti uno degli ambiti centrali della presenza migrante. In Lombardia i lavoratori stranieri occupati sono 600.300, pari al 13,2% del totale degli occupati regionali, con una crescita del 3,2% rispetto al 2023. In provincia di Varese nel 2024 sono stati attivati 22.418 rapporti di lavoro per cittadini extra-UE, con una forte concentrazione nei settori a maggiore precarietà e un’incidenza significativa di sovraistruzione e sottoccupazione. Anche la scuola restituisce un quadro chiaro della dimensione strutturale del fenomeno: in provincia di Varese gli studenti non italiani sono 15.925, pari al 12,8% del totale degli iscritti, con una maggioranza nata in Italia. Nei saluti iniziali, la segretaria generale della CGIL di Varese Stefania Filetti ha sottolineato come il fenomeno migratorio interpelli istituzioni, comunità locali e società civile, richiedendo politiche equilibrate, rispetto dei diritti umani e strategie efficaci di integrazione. Il viceprefetto di Varese Michele Giacomino ha evidenziato l’importanza dei dati del Rapporto come strumento di orientamento per l’azione delle istituzioni. Introducendo i lavori, Ivan Comotti della segreteria CGIL Lombardia ha spiegato come l’iniziativa nasca dalla volontà di rispondere alle narrazioni ideologiche attraverso i dati ufficiali e il confronto con le istituzioni locali. Nel corso della presentazione, Luca Di Sciullo (IDOS) ha richiamato la dimensione globale del fenomeno migratorio: «Le migrazioni sono un fenomeno globale: nel mondo ci sono oltre trecento milioni di persone che vivono fuori dal Paese di nascita». Di Sciullo ha criticato la lettura emergenziale che continua a caratterizzare il dibattito politico italiano: “Siamo formalmente in “emergenza migratoria” da decenni: un’emergenza che dura cinquant’anni non si può chiamare emergenza». Collegando migrazioni, declino demografico e lavoro, ha sottolineato: «Con il declino demografico e la carenza di manodopera, “chiudere le frontiere” è un atto di autolesionismo per il sistema Paese». Le evidenze del dossier presentato a Gallarate confermano questa lettura: in Lombardia i lavoratori stranieri occupati sono 600.300 (13,2% del totale) e in provincia di Varese gli studenti non italiani sono 15.925 (12,8% degli iscritti). A commentare i dati è stato Clemente Elia della CGIL Lombardia, che ha sottolineato come la crescita vada letta anche alla luce delle acquisizioni di cittadinanza. La tavola rotonda, moderata dal direttore di VareseNews Marco Giovannelli, ha messo a confronto amministratori locali e istituzioni a partire dai dati del Rapporto. Il sindaco di Gallarate Andrea Cassani ha posto l’accento sul peso che la gestione quotidiana ricade sui Comuni – in particolare su scuola e welfare – e sulla necessità di affrontare anche il tema della sicurezza urbana, richiamando criticità che si manifestano in alcuni contesti di socialità e in alcuni quartieri. Il sindaco di Varese Davide Galimberti ha richiamato invece il ruolo delle politiche di coesione – servizi educativi, tempo pieno, sport e inclusione – come strumenti decisivi per prevenire marginalità e conflitti, evidenziando anche la pressione esercitata sui Comuni dalla gestione dei minori stranieri non accompagnati e dai ritardi nei rimborsi statali. Inoltre, Galimberti ha sottolineato con forza la necessità di affrontare il tema della sicurezza e quello dell’immigrazione come due aree di analisi e di intervento separate. Nel suo intervento conclusivo nel confronto, Luca Di Sciullo ha ricondotto il tema della sicurezza a una visione più ampia: accanto agli interventi necessari nel breve periodo, è decisivo un investimento di medio-lungo termine su scuola, luoghi di socialità, associazionismo e partecipazione per garantire coesione e sicurezza duratura. Concludendo i lavori, la segretaria generale della CGIL Lombardia Valentina Cappelletti ha richiamato la necessità di riconoscere la mobilità umana come tratto strutturale e storico delle società, legato anche alle disuguaglianze globali. Cappelletti ha ribadito che l’obiettivo sindacale non è un modello di lavoro “usa e getta”, ma la piena esigibilità della parità di trattamento e dei diritti, come condizione per contrastare sfruttamento, dumping e conflitti sociali. «A noi non interessa l’immigrazione “usa e getta”. A noi interessa che il lavoro non sia usa e getta per nessuno: la parità di trattamento è la prima protezione contro sfruttamento e concorrenza al ribasso».