Riforma Artigianato, Pasini (Confindustria Lombardia): rischio invasione di campo
Milano – «La riforma dell’Artigianato proposta dal Governo rischia di essere una vera e propria invasione di campo: confonde l’artigianato con la piccola impresa e introduce un regime più favorevole per una determinata categoria dimensionale, facendo così venire meno un principio fondamentale, quello dell’uguaglianza delle condizioni di mercato. Non possiamo accettare che, nel tentativo di sostenere la crescita delle imprese, si finisca per alterare la concorrenza e creare vantaggi competitivi determinati dalla legge anziché dal merito, dalla produttività e dalla capacità di innovare. Gli effetti distorsivi rischiano di essere concreti: dal dumping salariale, con un differenziale del costo del lavoro che potrebbe arrivare fino al 18%, alla possibilità che imprese artigiane con lo stesso numero di addetti possano beneficiare di condizioni più favorevoli rispetto alle imprese industriali nella partecipazione alle gare pubbliche. A parità di dimensione e di attività, non possono esserci regole diverse che penalizzano chi investe, cresce e compete sul mercato. La nostra posizione non è e non vuole essere in alcun modo una contrapposizione con il mondo dell’artigianato, che rappresenta una componente essenziale del tessuto produttivo italiano e lombardo. È, al contrario, una questione di equità e di politica industriale. Se l’obiettivo del Governo è favorire la crescita dimensionale delle imprese, bisogna avere il coraggio di intervenire sulle condizioni che rendono possibile quella crescita, non costruire corsie preferenziali legate alla sola dimensione. Un’impresa non può essere definita dalla sua dimensione, ma dalla sua attività, dagli investimenti che realizza e dalla capacità di stare sul mercato. Le PMI industriali, del resto, sono da sempre protagoniste di un percorso di crescita, innovazione e internazionalizzazione che spesso le porta ad aumentare occupazione e dimensione. È proprio questa dinamica che la politica industriale dovrebbe accompagnare. Per questo chiediamo al Governo di cambiare prospettiva: anziché introdurre nuove asimmetrie tra imprese, utilizzi la prossima Legge di Bilancio per lanciare una vera politica industriale. Servono misure fiscali forti per favorire le aggregazioni, gli investimenti, la capitalizzazione e i processi di crescita dimensionale. La vera sfida non è decidere per legge quali imprese debbano essere più o meno competitive. La vera sfida è creare le condizioni perché tutte le imprese possano diventare più forti e solide. E questo si fa garantendo regole uguali, premiando chi investe e rimuovendo gli ostacoli alla crescita.»












