Cisl Lombardia e Scuola: non basta far partire l’anno scolastico, troppi precari

Milano – Precariato, costo della vita troppo alto, l’intelligenza artificiale che entra in classe e genitori “senza rete” nei mesi estivi: a pochi giorni dal suono della prima campanella, CISL Lombardia e CISL Scuola Lombardia mettono in fila alcuni dei nodi della scuola lombarda e avanzano una proposta per aiutare le famiglie durante i periodi di sospensione delle attività didattiche. “L’avvio di un nuovo anno scolastico non riguarda soltanto studenti, famiglie e personale della scuola – osservano il Segretario Generale di CISL Lombardia, Fabio Nava, e la Segretaria Generale di CISL Scuola Lombardia, Luisa Treccani –. Riguarda una comunità intera, perché è anche dalla qualità della scuola che dipende una parte importante del futuro della Lombardia. Una società che pensa seriamente al proprio futuro non può lasciare sola la scuola e non può lasciare sole le famiglie”. Nelle scuole lombarde sono stati assunti a tempo indeterminato 7.042 docenti, di cui 2.153 sul sostegno, un dato in crescita rispetto allo scorso anno. A completare il quadro sono stati reclutati 2.585 lavoratori ATA, 78 funzionari di elevata qualificazione e 119 nuovi dirigenti scolastici, mentre 75 scuole restano affidate in reggenza a dirigenti già titolari di altri istituti. “Va riconosciuto lo sforzo fatto – aggiungono Nava e Treccani – ma non è ancora sufficiente a coprire le esigenze ed è troppo elevato il ricorso al lavoro precario, in particolare sul sostegno. Servono interventi strutturali per avere organici più aderenti ai fabbisogni reali, stabilizzare il personale e investire sulla formazione delle professionalità necessarie. A questo si aggiunge la sfida dell’intelligenza artificiale, ormai entrata nella vita quotidiana degli studenti: il punto è con che consapevolezza, regole e visione pedagogica intendiamo utilizzarla. Per questo occorre investire anche sulla formazione degli insegnanti”. Per CISL Lombardia e CISL Scuola Lombardia un altro nodo da affrontare è il costo della vita e, in particolare, quello dell’abitare. Non tutto si spiega con il caro-casa, ma sarebbe sbagliato ignorare quanto stia incidendo sulla possibilità di attrarre e trattenere personale in alcuni territori lombardi. Quando un lavoratore della scuola rinuncia a un incarico o cerca di trasferirsi perché vivere vicino al luogo di lavoro è diventato economicamente troppo difficile, il problema non è più soltanto individuale: riguarda la scuola e la comunità perché incide sulla continuità educativa degli studenti. C’è poi il problema dell’estate “senza rete”, perché a un certo punto le lezioni terminano, ma il mondo del lavoro non si ferma. Così migliaia di famiglie vivono una corsa tra ferie alternate, centri estivi, oratori, associazioni sportive e disponibilità dei nonni: una rete preziosa che però non può diventare una politica pubblica implicita. “Non crediamo serva partire dalla discussione sulla durata del calendario scolastico, ma dalla vita reale delle famiglie. Le opportunità estive di un bambino – sottolineano Nava e Treccani – non possono dipendere dal reddito della famiglia, dalla disponibilità dei nonni o dal territorio nel quale vive. La nostra proposta è di cominciare già da settembre a progettare l’estate 2027 con un patto di comunità tra Regione Lombardia, Comuni, Ambiti territoriali, Terzo settore, oratori, associazionismo, mondo dello sport e della cultura, per costruire una rete più ampia e programmata di opportunità educative e ricreative, senza scaricare sugli insegnanti responsabilità che riguardano l’intera comunità”. L’idea di CISL e CISL Scuola è che proprio la Lombardia possa provare a sperimentare risposte adeguate alle caratteristiche dei suoi territori, con la convinzione che la competitività di una regione non si misura soltanto dalla ricchezza che produce, ma anche dalla possibilità concreta delle persone di viverci, lavorarci, crescere dei figli e prendersi cura degli altri senza essere costrette ogni giorno a compiere acrobazie.