La ricetta di Guidesi (Regione Lombardia) per salvare la Lega

La ricetta di Guidesi (Regione Lombardia) per salvare la Lega

Milano – Nella Lega ”io credo che la situazione  sia più grave rispetto a ciò che leggo sui giornali, io credo sia a  rischio la sopravvivenza della Lega e mi baso non solo sui sondaggi ma anche sui dati del tesseramento e della presenza a eventi e assemblee. Nascondere questo vuol dire dare priorità alla composizione delle liste elettorali e non al futuro della nostra comunità politica. Mi pare evidente ci si debba chiarire su tante cose: dalla linea  sull’economia a quella sull’Europa, ai temi etici, al federalismo, al  regionalismo, al sindacalismo territoriale, al liberalismo, alle  competenze rispetto alle preferenze, compatibilità tra ruolo di  partito e ruolo di governo e su tutte alla convivenza all interno del  partito tra rappresentanti del Nord e del Sud”. Lo dice l’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lombardia, Guido Guidesi, in un’intervista all’AdnKronos. ”Non si può dire ‘abbiamo fatto un congresso’ e fingere che tutto vada bene – sottolinea -. Allora io credo che la cosa migliore sarebbe  fermarsi, confrontarsi, capire quale possa essere la soluzione con la  disponibilità di tutti all’azzeramento dei ruoli interni al partito  partendo dall’alto sino alla sezione più piccola. Se vogliamo salvare  la Lega dobbiamo fare questo. Io posso permettermi di dirlo perché per alcuni sono parte dell’ondata salviniana, invece per gli ultras  salviniani sono un nordico nostalgico. La verità è che la Lega è casa  mia ed io il passo indietro l’ho già fatto quando mi sono dimesso dal  Parlamento per aiutare la Lega e la Regione come era giusto fosse.  Azzeramento di tutte le cariche, revisione di statuto e regolamenti e  assemblea programmatica per poi ripartire. Se vogliamo salvare la Lega tutti dobbiamo essere disponibili a questo superando i personalismi.  Se invece c’è qualcuno che tiene solo al proprio sedere beh sappia che avanti a far finta di nulla tra un po’ sedie dove sedersi non ce ne  saranno più”. Quanto al ruolo della Lega in Lombardia, ”credo che debba fare quello  che è capace di fare, quello per cui è nata: essere e rappresentare, anche a livello sindacale, un territorio, le esigenze del territorio e gli interessi del territorio. Questo è il nostro know-how, che  esprimiamo anche attraverso gli amministratori locali, i governatori,  i sindaci, tutta la rete di cui disponiamo. Sono estremamente convinto che su questo bisogna riprendere e investire, invertendo un po’ la  rotta degli ultimi tempi”. La domanda che arriva dal mondo produttivo  e che si fa più fatica ad ascoltare, per Guidesi, è quella dei costi  energetici. ”Non è possibile competere in questa situazione. Io credo  che non si faccia fatica ad ascoltare questa domanda: si fa fatica,  purtroppo, ad avere risposte, perché la Regione ha competenze molto  limitate su questo – fa notare -. Credo che una delle esigenze  prioritarie da questo punto di vista sia quella della trasparenza nel  calcolo dei costi energetici. È ancora troppo difficile e poco trasparente capire come viene calcolato il costo dell’energia. Di  certo noi non possiamo permetterci in futuro di non essere autonomi  dal punto di vista energetico. La situazione geopolitica  internazionale ce l’ha fatto capire negli ultimi tempi. Per questo è  importante l’apertura a tutte le fonti energetiche, comprese quelle  del nucleare e le nuove soluzioni tecnologiche legate al nucleare. Sto parlando dei microreattori”. Per Guidesi nella prossima legge di bilancio, per  sostenere il sistema produttivo settentrionale, la Lega dovrebbe  chiedere ”semplificazione, innanzitutto, perché gli spazi di bilancio  sono limitati e lo sappiamo. Credo che ci sia un’esigenza di  semplificazione rispetto al tema delle aziende. Troppe aziende devono  ancora affrontare procedimenti autorizzatori che dipendono dal livello centrale. Da questo punto di vista, più si decentralizza, più si  aiutano le imprese, anche in termini di tempistiche autorizzatorie”.  Il secondo elemento è ”aiutare coloro che continuano a investire  all’interno della propria azienda, a investire nella propria comunità, a creare posti di lavoro e opportunità per le persone. A me non  dispiacerebbe una sorta di Tremonti per le aree da reindustrializzare, quindi un incentivo forte per le aree da reindustrializzare. E parlo  anche di piccole aree, non soltanto di aree di grandi dimensioni. Mi  piacerebbe vedere anche un sostegno più diretto al piccolo commercio,  perché non è soltanto un presidio dal punto di vista economico, ma  anche dal punto di vista sociale e culturale. Da questo dipendono  anche la tenuta dei territori e il rischio di spopolamento in alcune  aree. Dal punto di vista delle imprese, della semplificazione e  dell’aiuto fiscale, c’è sicuramente bisogno di intervenire. C’è  bisogno di dare un segnale, soprattutto per le aziende del Nord, dove  il costo per produrre e il costo della vita sono molto più elevati  rispetto ad altri territori”. La battaglia che il partito dovrebbe assolutamente intestarsi, per  Guidesi, è quella del federalismo. ”Penso che il vero avversario  continui a essere il centralismo – sottolinea – Il centralismo è  nemico dello sviluppo, è nemico della crescita economica, è nemico di  tutta la capacità di innovazione, non solo dal punto di vista  economico ma anche tecnologico, sotto ogni aspetto. Il centralismo è  un freno e per questo bisogna assolutamente tornare a dare priorità e, dal mio punto di vista, forse anche unicità al tema del decentramento  e del territorio. C’è bisogno di questo. Purtroppo c’era bisogno anche in questo governo di una maggiore azione da questo punto di vista”.  L’assessore fa l’esempio delle province: ”Sono state declassate a enti di secondo livello. Attraverso questa soluzione non si è né risparmiato né, soprattutto, si sono mantenuti tanti servizi ai cittadini. La qualità della vita dei cittadini è assolutamente diminuita. Un’azione di un partito territoriale come il nostro deve prevedere il ripristino di quegli enti, perché ripristinare quegli  enti vuol dire ripristinare anche l’identità territoriale, le proprie  competenze, ma anche la capacità progettuale e di espressione di ogni  singolo territorio”.