Il 29% dei lavoratori (in Europa) soffre di stress, depressione, ansia
Roma – Non è soltanto una sensazione di affaticamento né un inevitabile effetto dei ritmi lavorativi moderni. Lo stress lavoro-correlato rappresenta oggi uno dei principali rischi per la salute dei lavoratori in Europa. Secondo l’indagine OSH Pulse 2025 dell’EU-OSHA, il 29% dei lavoratori europei dichiara di soffrire di stress, depressione o ansia collegati o aggravati dal lavoro, mentre oltre il 40% riferisce di operare costantemente sotto una forte pressione dovuta ai tempi e ai carichi di lavoro. Un quadro che impone una riflessione anche in Italia, dove nel 2025 l’INAIL ha registrato 98.463 denunce di malattia professionale, con un incremento dell’11,3% rispetto all’anno precedente, confermando una crescente necessità di investire nella prevenzione dei rischi fisici e psicosociali. Anche in Italia il fenomeno assume dimensioni rilevanti. La sesta Indagine INAPP sulla Qualità del lavoro, realizzata su 20.000 lavoratori, evidenzia che il 57% degli occupati è esposto a un significativo carico psicologico ed emotivo durante l’attività lavorativa, mentre il 18% ritiene che il proprio lavoro rappresenti un rischio per la salute. Lo studio segnala inoltre livelli di stress superiori alla media tra i lavoratori che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale (76,2% contro il 70,6%), confermando come i cambiamenti organizzativi e tecnologici rendano sempre più strategica la prevenzione dei rischi psicosociali nei luoghi di lavoro. Lo stress è una risposta fisiologica dell’organismo di fronte a richieste impegnative. Diventa però un problema quando si prolunga nel tempo senza consentire un adeguato recupero. In queste condizioni il corpo resta in uno stato di continua attivazione, con alterazioni che possono coinvolgere il sistema nervoso, endocrino, cardiovascolare e immunitario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ricorda che il burnout è un fenomeno occupazionale conseguente a uno stress cronico sul luogo di lavoro non gestito con successo, caratterizzato da esaurimento delle energie, crescente distacco mentale dal lavoro e riduzione dell’efficacia professionale. È importante distinguere il burnout dallo stress temporaneo e dai disturbi d’ansia, pur riconoscendo che tutti possono avere importanti ripercussioni sulla salute e sulla qualità della vita. «Lo stress non è sinonimo di debolezza e non riguarda soltanto chi svolge professioni particolarmente pesanti», afferma Roberto Feroli, Ceo di TuttoBene TV e Project Manager di Salute.it. «Quando una persona convive per settimane o mesi con tensione continua, senza recuperare energie, l’organismo comincia lentamente a presentare il conto. Ignorare questi segnali significa aumentare il rischio di conseguenze sempre più importanti.» Nessuna categoria è completamente al riparo, ma alcuni comparti risultano maggiormente esposti per intensità dei ritmi, responsabilità e pressione emotiva. Tra questi figurano sanità, assistenza sociosanitaria, emergenza-urgenza, scuola, trasporti, logistica, forze dell’ordine, servizi di assistenza al pubblico e professioni caratterizzate da turnazioni, carenza di personale e contatto continuo con situazioni critiche. Carichi eccessivi, turni prolungati, scarsità di organico, scarsa autonomia decisionale, obiettivi difficilmente raggiungibili, precarietà lavorativa e conflitti organizzativi rappresentano alcuni dei principali fattori che favoriscono lo sviluppo dello stress lavoro-correlato. La prevenzione non può essere affidata esclusivamente alla capacità individuale di “resistere”. Le indicazioni di OMS, ILO ed EU-OSHA convergono sulla necessità di intervenire soprattutto sull’organizzazione del lavoro, migliorando i carichi, i turni, la comunicazione interna, il sostegno ai lavoratori e la formazione dei dirigenti. In Italia il Decreto Legislativo 81/2008 stabilisce che la valutazione dei rischi debba comprendere anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, riconoscendo la tutela della salute psicologica come parte integrante della sicurezza nei luoghi di lavoro. «Dire semplicemente a una persona di riposare di più non basta», prosegue Feroli. «La prevenzione vera significa creare ambienti di lavoro nei quali il benessere organizzativo sia considerato un investimento e non un costo. Turni sostenibili, personale adeguato, ascolto e formazione riducono il rischio di stress cronico e migliorano la qualità del lavoro.» Lo stress lavoro-correlato produce conseguenze che vanno ben oltre il singolo lavoratore. Riduce la qualità della vita, aumenta il rischio di assenze, favorisce errori, compromette la produttività e determina un impatto economico e sociale rilevante per aziende, sistema sanitario e collettività.











