Sala annuncia la dismissione da Finalter

Sala annuncia la dismissione da Finalter

Giuseppe Sala prova a chiudere politicamente il caso Finalter annunciando la dismissione della propria partecipazione nella società di consulenza. Lo scrive il quotidiano online Affaritaliani.it. Il sindaco di Milano lo ha comunicato davanti al Consiglio comunale, dove è intervenuto per chiarire la sua posizione dopo la notizia degli accertamenti avviati dalla Procura e dalla Guardia di Finanza su alcune consulenze affidate a Finalter da Engineering, società che negli anni ha ottenuto commesse da Palazzo Marino. Sala, socio al 20% dalla fine del 2015, ha respinto le accuse e le ricostruzioni che mettono in dubbio la sua correttezza. “Ognuno risponde alla propria coscienza e io con la mia sono in pace”, ha affermato, assicurando di non avere mai tratto alcun vantaggio economico dalla partecipazione. Finalter è partecipata per l’80% da Cinque G, società riconducibile alla moglie e alla figlia di Pietro Galli, già collaboratore di Sala ai tempi di Expo e dal 2023 componente del consiglio di amministrazione di Atm. Il restante 20% appartiene al sindaco, che ha ricordato come la società sia stata costituita dopo l’Esposizione universale e prima della sua elezione a Palazzo Marino, con un investimento iniziale di 10mila euro. “Ho una lunga carriera professionale, manageriale e poi politica alle spalle. Non ho da ridire se vengono criticate le mie capacità professionali, ma mi dispiace se si fanno illazioni sulla mia integrità morale”, ha detto il primo cittadino. Sala ha quindi ribadito di non avere incassato dividendi o compensi: “In dieci anni di attività della società non ho mai avuto benefici economici. Non un singolo euro in dieci anni”. Dopo le polemiche ha annunciato che cederà la quota al socio di maggioranza allo stesso valore dell’investimento iniziale. Il sindaco ha spiegato che, una volta entrato in politica, la quota era stata congelata in un trust con sede in Italia. Il gestore fiduciario è il notaio Filippo Zabban, professionista che ha ricevuto anche incarichi dal Comune ed è stato scelto da Milan e Inter per il rogito relativo alla vendita dello stadio di San Siro. Sala ha contestato anche l’accusa di non avere dichiarato la partecipazione societaria negli atti pubblicati dal Comune. La quota, ha sostenuto, era stata indicata nel settembre del 2016 e, in assenza di successive modifiche, la legge non imponeva di ripetere ogni anno la dichiarazione. L’intervento del sindaco si è concentrato anche sul trattamento mediatico e politico della vicenda. Sala ha parlato di “affermazioni false e tendenziose”, di “giustizialismo a correnti alternate” e di un “intreccio tra media e politica”. Secondo il primo cittadino, la vicenda sarebbe stata amplificata anche per la possibilità di associare direttamente il suo volto alla notizia: “C’era l’opportunità di mettere la mia foto all’interno dell’articolo e di buttarmi la croce addosso”.