Doxa-Ipsos: perché gli elettori lombardi si astengono dal voto

Doxa-Ipsos: perché gli elettori lombardi si astengono dal voto

Dall’indagine Doxa-Ipsos, commissionata dal Consiglio regionale della Lombardia, emergono due principali forme di astensione dal voto: la prima è un’astensione legata all’insoddisfazione, che affonda le sue radici nelle valutazioni negative della performance istituzionale, dei servizi pubblici e, più in generale, delle condizioni economiche e della qualità della vita. Questa forma di non voto cresce dove il giudizio sull’operato delle amministrazioni è critico. Alcuni, delusi dalla percepita incompetenza della classe politica, chiedono un ricambio generazionale e ideologico: per costoro, l’astensione è sostanzialmente una scelta per mandare un messaggio, anche se di fatto mantengono ancora un certo grado di interesse per la politica perché intravedono il potenziale per il cambiamento. Altri sono invece orientati a valutazioni non ideologiche: giudicano programmi, politiche e candidati in base all’efficacia. Se si astengono è perché l’offerta politica è giudicata inefficace rispetto ai temi per loro prioritari: si tratta di persone che hanno più spesso un livello di istruzione elevato, con alta partecipazione politica e attivismo civico.
La seconda macrocategoria di astenuti, più problematica, è quella dell’astensione disaffettiva, che assume la forma di un distacco profondo e strutturato dalla politica. Qui il non voto è l’esito di un processo cumulativo di esclusione e sfiducia sistemica. Questi cittadini tendono a ritirarsi completamente dal processo elettorale, come forma di protesta passiva. Sono generalmente critici nei confronti di tutte le parti politiche e manifestano una visione pessimista delle potenzialità del cambiamento sociale: si tratta principalmente di persone in difficoltà economica o ad alto livello di marginalità sociale, appartenenti per lo più alle classi centrali di età. Accanto a queste due categorie principali, emergono forme secondarie di astensione: l’astensione di protesta, più diffusa in alcune aree non metropolitane; quella legata al deficit informativo, che riguarda soprattutto i più giovani, e infine un’astensione residuale di tipo pratico legata agli impedimenti logistici. La ricerca evidenzia come l’istruzione non produca solo maggiore partecipazione, ma anche maggiore selettività: tra i laureati cresce infatti la partecipazione intermittente. Le motivazioni dell’astensionismo in Lombardia variano per età: tra i giovani prevale il deficit informativo; nelle fasce centrali emergono protesta e malcontento; tra gli over 65 domina la sfiducia strumentale (“votare è inutile”). Nelle aree urbane e metropolitane (MI-MB), in particolare Milano, prevale il deficit di rappresentanza e pesa maggiormente l’informazione (astensione consapevole); nella fascia pedemontana (CO-LC-VA-SO-BS-BG) emergono motivazioni di protesta e malcontento; nella bassa pianura padana (CR-MN-LO-PV) si evidenzia la crisi di rappresentanza, mentre l’inutilità del voto appare trasversale, segnalando una disaffezione comune a tutto il territorio regionale. La qualità della vita è valutata positivamente ma con differenze territoriali marcate: Milano registra 35% di giudizi critici, mentre la fascia pedemontana occidentale (CO-LC-VA-SO) mostra livelli più alti di soddisfazione (37% molto positivi). Milano capoluogo si distingue per percezione pessimistica dell’evoluzione (due terzi indicano peggioramento). Milano in particolare presenta giudizi migliori su trasporti e cultura ma critici su decoro e politiche sociali; le aree pedemontane (CO-LC-VA-SO-BS-BG) esprimono una soddisfazione più elevata sulla qualità dei servizi; l’area metropolitana allargata (con MB) registra valutazioni più basse. Secondo le indicazioni formulate dai ricercatori, intervenire sull’insoddisfazione è possibile attraverso politiche pubbliche efficaci, servizi di qualità e una comunicazione istituzionale più chiara e prossima, in particolare verso i giovani. Agire sulla disaffezione, invece, è più complesso: richiederebbe strategie di lungo periodo. Un primo percorso, anche se difficilmente praticabile nel breve termine, riguarda il rafforzamento del sistema dei partiti e delle loro strutture organizzative. Un secondo, complementare, passa dall’attivazione di canali alternativi di voice, istituzioni e spazi partecipativi capaci di ricostruire la percezione che la partecipazione possa ancora incidere. “In assenza di tali interventi -concludono i ricercatori- il rischio è l’ulteriore ampliarsi di un divario persistente nella legittimità democratica e nella partecipazione politica”.