Ortomercato, AGO (Grossisti): canoni insostenibili
AGO – Associazione Grossisti Ortofrutticoli – esprime forte preoccupazione per il possibile ulteriore aumento dei canoni applicati agli operatori dell’Ortomercato di Milano, emerso nell’ambito della Commissione Consiliare congiunta Controllo Enti Partecipati ed Educazione e Food Policy del Comune di Milano. Secondo i dati illustrati, la tariffa dei punti vendita, già salita a 168,40 euro/mq, potrebbe arrivare nei prossimi anni a 230,36 euro/mq. Un livello che AGO giudica sproporzionato e non sostenibile per le imprese del Mercato Ortofrutticolo. A richiesta specifica su quali azioni SOGEMI metterà in atto per contenere i costi, il presidente Ferrero non ha risposto. La tariffa risulterebbe composta da costi immobiliari di edificio pari a 165,55 euro/mq, costi comprensoriali per 26,66 euro/mq, costi diretti di edificio per 23,10 euro/mq e costi di funzionamento del mercato per 15,04 euro/mq. “Non si può continuare a ribaltare sugli operatori ogni costo della gestione SOGEMI. Chiediamo trasparenza sulle singole voci, in particolare sui costi comprensoriali, e un vero piano di riduzione dei costi prima di ipotizzare qualsiasi nuovo aumento”, dichiara Michele Colasuonno, presidente di AGO. AGO ricorda che la tariffa attuale è già superiore ai 130 euro/mq prospettati all’avvio del progetto e molto distante dai 75 euro/mq applicati nei vecchi padiglioni. A ciò si aggiungono gli investimenti sostenuti dagli operatori per allestire i punti vendita consegnati al rustico, con costi superiori a 1.000 euro/mq, equivalenti a un ulteriore aggravio stimabile in 50/60 euro/mq. Per l’Associazione è indispensabile mantenere la tariffa al livello attuale di 168,40 euro/mq, evitare nuovi rincari, ridurre i costi di gestione, chiarire la natura delle spese comprensoriali e coinvolgere realmente gli operatori nelle scelte che incidono sul futuro del Mercato. “Il rinnovamento dell’Ortomercato non può trasformarsi in un aumento permanente dei costi a carico delle aziende. Senza sostenibilità economica si mette a rischio l’intero comparto ortofrutticolo milanese, con possibili ricadute anche sulla filiera e sui consumatori”, conclude Colasuonno.












