La A22 (Autobrennero) andrà a gara

La A22 (Autobrennero) andrà a gara

Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha confermato il prossimo avvio dell’asta per la concessione per 50 anni dell’Autobrennero, l’arteria lunga 314 chilometri che congiunge Modena al Brennero ed è percorsa ogni giorno da 46 mila veicoli. La concessione è oggi in mano a una società controllata da diversi enti locali di Trentino, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna che ha chiuso il 2025 con ricavi per 428 milioni, costi per 330 milioni e un utile netto di 89,1 milioni. Sarà la gara autostradale più importante d’Europa per valore — stimato fra 8 e 10 miliardi — e, di conseguenza, si preannuncia affollata. Secondo indiscrezioni, tra i candidati alla prequalifica — la fase preliminare di scrematura dei contendenti — ci sarà Abertis, la società delle concessioni autostradali controllata da Mundys in tandem con il gruppo spagnolo Acs del costruttore Florentino Perez, che in Italia già gestisce la tratta dell’Autostrada A4 compresa tra Brescia e Padova. In gara sono attesi anche Gavio e l’iberica Sacyr che in Italia ha una partnership industriale con il gruppo Dogliani, tramite cui gestisce tratte autostradali tra Piemonte (Ivrea-Santhià) e Campania (Napoli-Salerno). Nella lista c’è poi la stessa Autostrada del Brennero spa, attuale gestri Ci vorranno ancora alcuni passaggi prima di entrare nel vivo della gara. Il Cipes dovrà fornire un parere, secondo una norma approvata di recente, sulla conformità del piano di investimenti previsto dal bando e infine l’Art (Autorità regolazione trasporti) che si occupa di schemi tariffari legati agli investimenti e dovrà esprimere un parere vincolante. Il capitolo autorizzativo dovrebbe arrivare al più tardi a settembre. Dopodiché il ministero dei Trasporti dovrà inviare alle società prequalificate l’invito a formalizzare le manifestazioni di interesse e chiarirà che il bando sarà a condizioni di mercato, senza alcuna forma di prelazione beneficio dell’attuale gestore. Molto dipenderà dall’offerta economica – stimata tra gli 8 e i 10 miliardi — e dal piano di investimenti del valore di 10 miliardi e che verrà finanziato con le tariffe per il pedaggio.