Progetto Hydra: CGIL, la società civile sarà vigile e presente ovunque si terranno le udienze

Progetto Hydra: CGIL, la società civile sarà vigile e presente ovunque si terranno le udienze

Milano – Il 14 maggio, nell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano, si svolgerà la terza udienza del processo in rito ordinario nato dall’operazione che ha svelato l’esistenza di un’alleanza tra camorra, Cosa nostra e ‘ndrangheta in Lombardia. La più importante mai svolta dalla Dda milanese dopo la maxinchiesta Crimine-Infinito del 2010. Quel «consorzio» avrebbe il compito di incrementare e progettare l’espansione e la scalata delle tre mafie nelle istituzioni, nei partiti, nell’economia della Lombardia e del nord Italia. Per ottenere denaro e fare profitto da spartire fra i partecipanti, quella triade ha compiuto estorsioni, minacciato verbalmente e fisicamente i cittadini. Noi associazioni antimafia continueremo a partecipare come sentinelle della legalità. Saremo occhi, orecchie e bocche dei cittadini e delle cittadine oneste, delle comunità ferite da questo “sistema mafioso lombardo” che vogliono rimarginare il tessuto sociale, di quella politica e quelle istituzioni che hanno tentato di opporsi a un “consorzio” che ha messo radici in ogni settore in grado di fruttare, dalle imprese all’edilizia passando per il cemento e per l’ambiente. Saremo una presenza fissa e costante, come avvenuto nella prima e partecipata udienza del 19 marzo e nella seconda e ancora più partecipata del 30 aprile, durante la quale hanno parlato le difese degli imputati. Ad assistere eravamo in più di cento tra associazioni, cittadine e cittadini, studenti e studentesse liceali e persino dall’Università di Genova. Una folla curiosa e attenta, che ha ascoltato, osservato e studiato ogni parola pronunciata e ogni gesto compiuto in udienza. Il simbolo di un risveglio di coscienze e di uno sviluppo crescente di anticorpi contro l’organizzazione mafiosa. Durante l’ultima udienza, uno degli avvocati presenti in aula ha chiesto di spostare il processo in rito ordinario a Busto Arsizio per “incompetenza territoriale del tribunale di Milano”. Due le motivazioni. La prima è contenuta nelle carte dell’inchiesta, che parlano dell’area bustocca come “sede ove il sodalizio si è costituito e radicato”, di “base logistica” e luogo in cui “si sono determinate strategie”. La seconda riguarda i comuni coinvolti: la prima cellula organizzativa sarebbe la locale di Legnano-Lonate Pozzolo, mentre i primi incontri operativi si sarebbero svolti a Inveruno, Dairago e Busto Garolfo, che rientrano nella competenza del tribunale di Busto Arsizio. Come associazioni antimafia, e con la premessa che la nostra sarà una presenza costante dall’inizio alla fine di questo processo, siamo contrari a tale trasferimento. Si tratta di un maldestro tentativo di far perdere tempo alla giustizia e che non ha fondamenti giuridici. Basti considerare che l’inchiesta della Dda milanese parla di un sistema mafioso “lombardo”: copre dunque tutta la regione, di cui Milano è il capoluogo, nonché città più idonea a ospitare uno dei più grandi processi contro la mafia della storia lombarda e italiana.