Debito olimpico a quota 300 milioni

Olimpiadi

Debito olimpico a quota 300 milioni

In cassaforte ci sono 100 milioni. Risorse che il Comune ha accantonato nel corso degli ultimi anni e da cui bisognerà attingere se a dicembre la Fondazione Milano-Cortina non dovesse riuscire a coprire il buco stimato da oltre 300 milioni di euro. Lo scrive Il Corriere Della Sera. Un’ipotesi che stride con l’annuncio che le Olimpiadi sarebbero state «a costo zero». Il bilancio della fondazione evidenzia una previsione di deficit di 310 milioni di euro. A pesare sui conti sono i costi lievitati rispetto alle valutazioni iniziali del 2019 — circa 230 milioni in più — e i ricavi inferiori di 80 milioni rispetto al previsto. Il rosso però non è definitivo. L’orizzonte resta quello del 31 dicembre 2026, termine entro cui il passivo dovrà essere assorbito alla chiusura del bilancio, prima della dissoluzione del comitato organizzatore, ente che ha natura temporanea. Nel caso in cui però la fondazione non dovesse riuscire a coprire il buco, a chi spetterà pagare? Secondo lo schema che disciplina la ripartizione dei rischi finanziari tra i soggetti pubblici coinvolti, allo Stato spetterà farsi carico del 50 per cento dell’eventuale copertura, mentre la restante parte sarà sostenuta dagli enti territoriali. All’interno di questa quota, il rischio sarà diviso a metà tra area dolomitica e lombarda. In quest’ultima, la suddivisione sarà in quote egualitarie del 25 per cento tra Regione e Comune. «L’entità del rischio massimo determinabile ad oggi è pari a circa 400 milioni di euro. Per quanto riguarda il Comune, la quota massima attribuibile è quantificabile in 100 milioni», si legge nella delibera del consiglio comunale del 2022 che ha recepito gli obblighi sanciti dall’Host city contract, il documento che disciplina gli adempimenti per la realizzazione dell’evento. Così Palazzo Marino ha pian piano accantonato la somma a garanzia dai rischi economici. Lo stesso ha fatto il Pirellone, raggiungendo una quota di 137 milioni, «per eventuali deficit gestionali». Soltanto entro la fine dell’anno il Comune e la Regione sapranno se dovranno mettere risorse proprie sul piatto, e quanto con precisione.