Dal 21 aprile il Salone del Mobile Milano
Milano – Il Salone del Mobile di Milano che prenderà il via il prossimo 21 aprile rafforza il proprio ruolo di bussola per le imprese, di luogo in cui «l’industria possa riconoscersi, confrontarsi e rafforzare la propria capacità di stare nel cambiamento», per usare le parole della sua presidente, Maria Porro. «Oggi questa responsabilità è ancora più evidente – aggiunge Porro -. Viviamo una fase in cui si stanno ridisegnando mercati, filiere, priorità industriali e geografie della domanda. In questo scenario, il Salone non può limitarsi a rappresentare il settore: deve aiutarlo a leggere con lucidità il presente e a costruire, con visione, il proprio posizionamento futuro». Pochissime le cancellazioni tra gli espositori- scrive Il Sole 24 Ore – e riguardanti solo aziende provenienti dall’area del Golfo coinvolta indirettamente nel conflitto. Per quanto riguarda i visitatori, non risultano a oggi defezioni significative, anzi: i dati della biglietteria sono in linea con quelli dello scorso anno a pari data, ha detto Porro, con ottimi numeri dalla Cina, dal Brasile e anche dagli Stati Uniti. Oltre 1.900 gli espositori attesi a Fiera Milano Rho (per il 36,6% dall’estero), 227 brand tra debutti e ritorni, oltre 169mila mq di superficie espositiva netta. Accanto alle quattro manifestazioni annuali (Salone Internazionale del Mobile, Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, Workplace3.0, S.Project, per un totale di 915 brand esposti), tornano quest’anno le biennali EuroCucina / FTK – Technology For the Kitchen, con 106 brand da 17 Paesi, e Salone Internazionale del Bagno, con 180 brand da 16 Paesi. «Quando a dominare il contesto internazionale nel 2026 è l’instabilità geopolitica e le conseguenti tensioni sui mercati, l’equilibrio che le aziende del legno-arredo hanno faticosamente mantenuto nel 2025 rischia di diventare più fragile, rendendo sempre più necessario rafforzare la loro capacità di adattamento e diversificando i mercati», osserva Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, commentando i dati consuntivi che, per l’anno scorso, indicano un fatturato di oltre 52 miliardi di euro, in crescita contenuta ma significativa. «A sostenere questo risultato è soprattutto il mercato interno, che sfiora i 33 miliardi di euro, mentre le esportazioni, per oltre 19 miliardi, si mantengono complessivamente stabili, pur evidenziando segnali di rallentamento nei mercati tradizionali e una progressiva ridefinizione della propria geografia – precisa Feltrin -. In questo quadro, il Salone del Mobile di Milano si conferma un appuntamento imprescindibile per tutto il settore». Analizzando i dati elaborati dal centro studi Fla, la filiera conta oltre 62mila imprese e più di 292mila addetti, rappresentando il 4,3% del fatturato manifatturiero nazionale, il 14,5% delle imprese e il 7,6% degli addetti, con un contributo al Pil pari al 2,3%. L’export evidenzia segnali di rallentamento nei mercati tradizionali, a partire da Stati Uniti (2 miliardi) e Francia (2,9 miliardi) che chiudono il 2025 rispettivamente a -3,9% e -1,5%. Gli Stati Uniti, che rappresentano quasi il 75% dell’export della filiera nel continente, con una quota del 10,7% sul totale, condizionano in modo determinante l’andamento complessivo dell’area. «L’export nel suo complesso tiene, seppur cambiando la geografia di riferimento della nostra filiera – commenta Feltrin -: rallentano mercati storici come Francia e Stati Uniti, mentre crescono ad esempio l’Africa (+13,8%), gli Emirati Arabi (+5,8%), il Canada (+6,9%)». Dagli Usa arriva un campanello d’allarme: l’export di mobili a gennaio 2026 registra una flessione del -28,5% rispetto a gennaio 2024. Allo stesso tempo, sono aumentate dell’1,3% le importazioni nella Ue di prodotti cinesi, mentre gli diminuiscono dell’1,6% quelle da altri paesi extra-Ue. «Capiremo nei prossimi mesi se si tratta di un’eccezione o di un trend, in ogni caso è un segnale chiaro della necessità di diversificare sempre di più la nostra presenza internazionale, riuscendo a intercettare nuove opportunità in mercati meno tradizionali», conclude Feltrin.












