Le 5 vittime stavano eseguendo lavori di manutenzione della rete fognaria per conto della Quadrifoglio Group, società che ha vinto la gara bandita dall’Amap, la municipalizzata che gestisce la rete idrica e quella fognaria nel capoluogo siciliano e in provincia. Questa la sintesi del dramma proposta dal Corriere Della Sera. Sono Epifanio Assazia, 71 anni; Roberto Raneri, 50 anni; Ignazio Giordano, 59 anni; Giuseppe Miraglia, 47 anni, e Giuseppe La Barbera. Un altro lavoratore, Domenico Viola di 62 anni, è ricoverato al Policlinico di Palermo in condizioni gravissime. Stavano lavorando nei cunicoli dell’impianto di sollevamento delle acque reflue per la manutenzione e sono rimasti soffocati dall’idrogeno solforato, il gas che si forma dalla fermentazione dei liquami. «Una sostanza altamente tossica che, inalata, ha effetti letali in pochi secondi», scrive Lara Sirignano. I soccorritori, che hanno estratto i corpi con il ricorso a sommozzatori ed esperti del Saf (il gruppo speleo-alpino-fluviale), non hanno nascosto la sorpresa nel constatare che gli operai non indossavano la mascherina: «Cautele elementari» che con ogni probabilità li avrebbero salvati. Lo ha detto con chiarezza il comandante dei Vigili del fuoco di Palermo Girolamo Bentivoglio: «Con le giuste precauzioni non ci sarebbero stati 5 morti». La mancanza di mascherine e l’accertamento di altre eventuali falle nella sicurezza — a cominciare dall’assenza di una formazione adeguata in materia di sicurezza — sono gli elementi principali al vaglio degli inquirenti. Gli operai non erano specializzati e secondo i sindacati — che hanno proclamato per oggi uno sciopero di otto ore — almeno tre di loro «nell’ultimo anno e mezzo non hanno fatto alcun corso». I dati dell’Inail sui primi tre mesi di quest’anno raccontano 191 morti e 145.130 infortuni sul lavoro.












