Case popolari: la rivoluzione di Delpini al Giambellino

Case popolari: la rivoluzione di Delpini al Giambellino

Milano-  L’Arcivescovo di Milano Mario Delpini in visita nel quartiere popolare del Giambellino, dice, citando il Discorso alla Città 2022 dell’Arcivescovo: “Le case popolari sono solo un pezzetto del problema dell’abitare a Milano, dove i poveri faticano a trovare casa. Oggi, molti di quelli che erano venuti ad abitare qui hanno lasciato e molte case sono rimaste vuote: cosa che, non ci stancheremo di ripeterlo, ci scandalizza. Perché è un invito all’occupazione e l’illegalità tira altra illegalità”. “Sono venuto qui per la veglia ecumenica all’inizio del mio episcopato ambrosiano, quando abbiamo attraversato una parte del quartiere pregando. Una seconda volta, allorché con l’allora questore (Marcello Cardona), abbiamo compiuto, in incognito, una visita alle case popolari che metteva in evidenza l’illegalità. Poi sono stato al Campus del Politecnico, in una periferia diversa come San Siro. Queste visite mi suggeriscono qualche parola che dico nel contesto della Visita pastorale», osserva subito, auspicando tre “rivoluzioni”. “Penso che abbiamo bisogno di una rivoluzione spirituale, trovando dentro ciascuno di noi le forze per sperare, avere fiducia e costruire rapporti. Non mi piace dare etichette e dire “periferie” perché questo, come altri, è un quartiere. Anche etichettare tra italiani e stranieri è sbagliato: parliamo di persone La rivoluzione spirituale vuole dire seminare fraternità, tra persone che si predispongono a costruire rapporti di stima. C’è bisogno anche di una rivoluzione culturale, affrontando, con competenza e strumenti scientifici, percorsi praticabili per immaginare una città solidale e non a due velocità, con ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. La cultura deve diventare ispiratrice di questo rilancio. Infine, occorre un intervento che respinga la malavita e l’illegalità e che faccia capire che non è lo stesso comportarsi in modo onesto o fare il male. La società deve dire che chi rovina i giovani vendendo droga non ha diritto di stare qui, se non cambia vita. C’è poi bisogno di una rivoluzione dell’organizzazione delle Forze dell’ordine sul territorio. La speranza non possiamo che coltivarla insieme, con capacità di guardare al futuro, come si dimostra qui con le tante associazioni, l’intraprendenza della parrocchia e il “Fondo di Comunità””. Alla fine della mattinata, la breve visita al vicino Mercato Comunale Lorenteggio, centro della vita del quartiere dal 1954, oggi più che mai vivace tra commercio, solidarietà e responsabilità sociale. Una di quelle cose “belle” che costruiscono, appunto, vita buona.