Landini (Cgil): manovra contro i poveri

ITALY, TURIN, PIEDMONT - 2019/06/11: Maurizio Landini CGIL General Secretary during the Fiom-CGIL National Convention for the future of the car and investigation report on FCA. The national conference of the Fiom-CGIL trade union for the future of the car, in which the research on Fca, Cnhi and Magneti Marelli is presented, is one of the most significant conducted in Italy in recent decades, and the largest carried out in the sector. (Photo by Stefano Guidi/LightRocket via Getty Images)

Roma – “Una manovra sbagliata, che colpisce i più poveri e accresce la precarietà, reintroducendo i voucher”. Per Maurizio Landini la finanziaria 2023 presentata dal Governo Meloni andrebbe rifatta integralmente. “Nei prossimi giorni – spiega il segretario generale Cgil in un’intervista apparsa oggi (venerdì 25 novembre) sulla Stampa – proporremo queste valutazioni a Cisl e Uil. Considereremo tutte le iniziative necessarie a sostegno delle nostre richieste”. Per il leader Cgil le misure della legge di bilancio muovono “in una direzione diversa dai bisogni reali. Delineano l’arretramento del Paese. Nel momento in cui bisogna unire, loro propongono l’autonomia differenziata. Quando servirebbero fraternità e solidarietà, cancellano il reddito di cittadinanza e premiano gli evasori. Il messaggio è che i furbi sono quelli che evadono”. Partiamo dalle questioni di metodo: il sindacato non è stato ascoltato. “Proprio perché il momento è uno dei più difficili di sempre – illustra Landini – abbiamo proposto al governo che con questa legge finanziaria si avviassero riforme vere, coinvolgendo il mondo del lavoro, ragionando su interventi fondati su qualità e sicurezza sul lavoro, su nuove politiche di sviluppo. Non sulla precarietà”. Mercoledì 9 novembre c’è stato un incontro con l’esecutivo e “un impegno a valutare le nostre proposte. Poi sono arrivati provvedimenti decisi senza sentire la nostra opinione. Non è questo il metodo giusto. A parole sono stati disponibili. Nei fatti si sono comportati come molti in passato. Raggiunta l’intesa nella maggioranza, hanno deciso d’imporla senza alcuna mediazione sociale”. Entriamo nel merito dei singoli provvedimenti, iniziando dal cuneo fiscale. “Si proroga la decontribuzione già ottenuta con il Governo Draghi. Sembrano Totò che vende la Fontana di Trevi”, argomenta Landini, rimarcando che l’innalzamento dal 2 al 3 per cento, ossia “un punto in più sino a 20 mila euro, sono in media 12 euro lordi. Noi avevamo chiesto il 5 per cento perché chi lavora deve recuperare una mensilità. In aggiunta, un meccanismo automatico, il recupero del fiscal drag”. La Cgil aveva anche proposto di “detassare gli aumenti nei contratti nazionali e di assegnare loro, attraverso la via legislativa, un valore generale, sancendo così un salario minimo e diritti normativi per tutte le forme di lavoro. Non c’è traccia di tutto ciò. Invece ecco i voucher. E la flat tax: a parità di reddito, un dipendente paga il 43 per cento e un autonomo il 15 per cento”. Il fisco è un elemento di forte attrito tra governo e sindacati. “Il fisco è un elemento fondamentale di cittadinanza”, sottolinea il segretario generale Cgil: “È un patto su cui si regge il Paese, che ha più di 100 miliardi di evasione annui. Non si può non affrontare. È una cultura sbagliata, uno schiaffo in faccia a chi ha pagato le tasse. Se vogliamo offrire più diritti e più sanità, il fisco deve essere giusto”. Landini critica la flat tax (“un grave errore anche questo”, afferma) e rimarca l’atteggiamento dell’esecutivo verso l’evasione: “Non hanno dichiarato guerra agli evasori. Siamo ancora ai condoni mascherati. Così il Paese arretra. Combattere l’evasione vuol dire tracciare tutti i pagamenti e non invece aumentare la circolazione del contante. Nell’era digitale si può fare, ma manca la volontà politica”. A dimostrare la “benevolenza” del governo c’è anche “la tassa degli extraprofitti, che si è fermata al 35 per cento e non recupera i miliardi che si potrebbero”. E c’è la scarsa considerazione di “salari e pensioni, che sono tassati più delle rendite finanziarie. Sono mosse che favoriscono i ricchi e diffondono la povertà”. A proposito di povertà, non si può non parlare del reddito di cittadinanza. “Abbiamo presentato proposte per migliorarlo, loro lo stanno cancellando. Hanno preso tempo per arrivare nel 2024 e buttarlo via”, commenta Landini, ricordando che “già adesso non si poteva rifiutare una proposta di lavoro. Ma deve essere una proposta congrua e dignitosa. Oltretutto il reddito è familiare, non individuale. Dimenticano che creare lavoro vuol dire aiutare anche chi ha solo la terza media, e non va bene un impiego pur che sia. Cancellare il reddito non è una politica attiva del lavoro”. In tema di politiche attive, il Governo Meloni ripropone i voucher. “In questo Paese si è fatta una battaglia contro i voucher. Avevamo raccolto milioni di firme per abrogarli, di fatto ora si torna alla liberalizzazione”, prosegue il segretario generale: “Questo implica che nell’agricoltura, nel turismo e nei servizi, si sostituisce il lavoro contrattuale e garantito con un semplice voucher. Si aumenta la precarietà”. Una misura che avrà una notevole ricaduta anche sulla previdenza: “Quando una persona deve costruirsi un percorso pensionistico con forme di lavoro sottopagate, vuol dire che non avrà la pensione. Questi tornano indietro. Riportano le persone e il lavoro a essere una merce che può essere comprata e venduta”. In tema di previdenza, il primo argomento toccato da Landini è quella di “Opzione donna”, che varierà secondo il numero dei figli. “Un altro errore”, dice: “Bisognerebbe riconoscere alle donne che hanno avuto dei figli un anno di contributi per figlio, come se avessero lavorato. Cambiare il requisito dell’Opzione donna è discriminatorio. La maternità è una scelta libera che non può essere penalizzata”. Si passa poi alla promessa di superare la legge Fornero con Quota 103. Landini è lapidario: “Una grande presa in giro. Si va da Quota 100 a 103, ma la riforma Fornero è sempre lì, uguale a prima. Addirittura, adesso incentivano chi in pensione non vuole andare. Non modifica in modo strutturale il quadro normativo. Non pensa alla pensione di garanzia per i giovani e per chi ha carriere discontinue e povere. Non si riconosce la diversa gravosità del lavoro e le differenze di genere. Una furbata che peggiora in certi casi la legge Fornero”. Ma questa non è l’unica “furbata”, prosegue il leader Cgil: “Si è modificato il meccanismo d’indicizzazione delle pensioni, senza alcun confronto preventivo coi sindacati. Lo Stato risparmia 3,5 miliardi, mentre sono dieci anni che chiediamo un meccanismo d’indicizzazione per tutelare il valore reale dei vitalizi. Con il Governo Draghi ciò era stato deciso. Questo governo peggiora la situazione”. Altro tema di scontro è quello della sanità. Per Landini bisognerebbe “investire, rendere stabili i precari e puntare sulla sanità pubblica. Lo stesso Pnrr prevede investimenti per consolidare le strutture pubbliche e costruire sul territorio. Ridurre la spesa per la sanità pubblica vuol dire avere in testa di aprire a quella privata. Si mette in dubbio la tenuta delle singole Regioni che hanno speso di più durante la pandemia e rischiano di dover tagliare i servizi”. Il governo, però, lamenta la mancanza di risorse. “I soldi vanno presi dove ci sono”, chiarisce Landini: “Bisogna tassare tutti gli extraprofitti e chiedere un contributo straordinario di solidarietà a chi ha fatto profitti in tutti i settori per contribuire al bene comune. Invece non si sostengono i salari, non si crea nuova occupazione e il conto lo pagano le persone che hanno tenuto in piedi questo Paese”. La manovra 2023, insomma, è da bocciare. E c’è dell’altro: “I provvedimenti per l’energia arrivano sino a marzo. Se continua la guerra che si fa dopo? Che iniziative si stanno prendendo? Che scelte per renderci autonomi, con un piano energetico fondato sulle fonti rinnovabili? E sul piano delle politiche e delle scelte economiche?”. Si riparla, però, del ponte sullo Stretto. “Abbiamo bisogno di autostrade digitali che connettano l’Italia”, annota il leader Cgil: “Il ponte non mi sembra l’esigenza di un Paese che ha bisogno d’infrastrutture materiali, sociali come asili e scuole, sanitarie come gli ospedali. Il resto sono bandierine, specchietti per le allodole”. Il segretario generale, infine, non nasconde la sua preoccupazione per la tenuta democratica del Paese. “Quando il 40 per cento dei cittadini non va a votare, vuol dire che quasi metà Paese non si sente rappresentato”, conclude Landini: “Hanno preso 12 milioni di voti. Non metto in discussione la legittimità di chi ha vinto le elezioni. Ma non rappresentano la maggioranza del Paese. Non possono fare come gli pare. L’ascolto è mediazione e contrattazione con le parti sociali. Si erano impegnati, e non è avvenuto. Ora lo rivendichiamo con pieno diritto”.