Spi Cgil Lombardia: diritto alla salute

Spi Cgil Lombardia: diritto alla salute

Milano – Il modello sanitario lombardo più volte decantato come il migliore a livello nazionale per l’introduzione della “libertà di scelta” su dove curarsi e la “competizione virtuosa” tra pubblico e privato ha dimostrato tutti i suoi limiti, che si sono manifestati a tutti soprattutto in occasione della pandemia. È uno dei punti più volte ribaditi  in occasione del Convegno “Diritto alla Salute – Riflettori accesi sul servizio sanitario lombardo” promosso da SPI CGIL Lombardia e CGIL Lombardia tenutosi oggi a Milano presso l’Auditorium San Fedele cui hanno preso parte Rosy Bindi – già Ministro della Sanità e Presidente onorario dell’Associazione Salute Diritto Fondamentale, Maria Elisa Sartor – Docente dell’Università Statale di Milano e autrice del libro “La privatizzazione della Sanità Lombarda dal 1995 al Covid 19”, Don Virginio Colmegna – Presidente della Casa della Carità e dell’Associazione Prima la Comunità, Marco Fumagalli – Consigliere Regionale 5 Stelle, Gianni Girelli – Responsabile Regionale Forum Sanità PD, Emanuele Monti – Consigliere regionale Lega per Salvini e  Federica Trapletti -Segreteria SPI CGIL Lombardia. Il fallimento della visione promossa dall’ex Presidente della Regione Roberto Formigoni è stato analizzato, nel corso del dibattito,  dal punto di vista accademico, politico, amministrativo e sociale. Un errore perpetuato dalla revisione del 2015 promossa dall’amministrazione Maroni che nulla ha cambiato rispetto a un quadro – valido ancora oggi – che vede come il 40% delle prestazioni sia nelle mani dei privati e la “concorrenza virtuosa” spesso non si realizza perché i cittadini non hanno gli strumenti per prendere una decisione compiuta. La riforma portata avanti dall’Assessore Moratti non rivede in alcun modo l’impianto generale del sistema Formigoni – Maroni, anzi dà un ulteriore impulso all’espansione dei soggetti privati, senza prevedere invece un intervento di rafforzamento della rete pubblica. Non è per nulla quella “riforma” che intendono rappresentare all’opinione pubblica. Le stesse “Case della comunità” previste dal PNRR nelle mani della Giunta Fontana si presentano dai contorni vaghi e senza precise indicazioni rispetto al coinvolgimento delle realtà di territorio. Quel coinvolgimento che è mancato da parte dell’Assessore Moratti che si è ben guardata dal favorire un compiuto ascolto. Tanti sono i portatori d’interessi che denunciano di non essere stati coinvolti. La non riforma dell’Assessore Moratti non affronta appieno il ritorno a una medicina autenticamente di territorio e non fa passi avanti rispetto alle garanzie per un servizio sanitario autenticamente “universalistico”. Ecco perché è necessaria un’alleanza nuova e innovativa tra politica, società civile, associazionismo e mondo accademico per maturare un pensiero diverso, alternativo e autenticamente di “riforma” rispetto a un sistema sanitario lombardo che ha dimostrato tutti i suoi limiti. Per comprendere di cosa si avrebbe realmente bisogno. Questa riflessione deve guardare anche e soprattutto al dopo, in caso di approvazione della “proposta Moratti”. Per questo per SPI CGIL Lombardia e CGIL Lombardia è necessario promuovere un cambiamento culturale e di azione per affrontare una non riforma che rischia di creare ancora più danni.

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