Slc, Fistel e Uilcom Lombardia, un anno dopo: #torniamoafarespettacolo

Slc, Fistel e Uilcom Lombardia, un anno dopo: #torniamoafarespettacolo

 

Milano – A un anno dalla chiusura dei luoghi della cultura e dello spettacolo le lavoratrici e i lavoratori necessitano una risposta.  Slc, Fistel e Uilcom, unitariamente, chiedono che si accendano i riflettori su questo settore per affrontare i rischi che il prolungarsi della pandemia sta producendo; per confrontarsi su una ripresa in sicurezza e concertata; per non disperdere le professionalità del mondo dello spettacolo che rischia il tracollo.
La cultura e lo spettacolo sono dal vivo, in sicurezza e nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. La cultura è lavoro. Vogliamo che vengano riconosciuti a tutti i lavoratori ammortizzatori sociali certi per tutto il periodo di emergenza e che si aprano al più presto osservatori regionali e nazionali per definire le regole della ripartenza in sicurezza e nel rispetto delle norme contrattuali. Questi dovranno essere i luoghi dove lavorare anche su una riforma per il futuro di questo settore. Vogliamo che si riapra la stagione dei rinnovi contrattuali. Fondazioni Lirico Sinfoniche, Cine-Audiovisivo, troupes, generici e doppiaggio hanno contratti che da anni sono scaduti e bloccano il giusto riconoscimento delle professionalità. Per altri settori va immaginato un nuovo percorso contrattuale.  Ricordiamo che i lavoratori precari delle Fondazioni, le cui maestranze artistiche e tecniche stanno rinunciando alla loro primaria funzione culturale, non hanno ancora potuto ottenere le stabilizzazioni previste dalla legge 81/2019. La cultura è produzione di contenuti e contenitore di grandi professionalità che si stanno disperdendo lasciando ancora più povero un settore in grande crisi.  Le chiusure prolungate di cinema e teatri, che per le realtà più piccole diventeranno definitive, hanno segnato profondamente i lavoratori e il sistema produttivo dello spettacolo dal vivo, dei cinema, delle fondazioni lirico sinfoniche e di tutta la filiera della produzione dello spettacolo dal vivo, comprese le maestranze tecniche che operano sugli eventi corporate.
Per molti di loro, questi mesi di non lavoro saranno periodi senza contribuzione che incideranno sul diritto alle prestazioni previdenziali future. La Cultura è un bene comune che va salvaguardato ad ogni costo, per chi vi lavora e per tutti i cittadini di questo Paese.