Economia circolare: riuso materiali, estensione vita del prodotto, condivisione risorse

Economia circolare: riuso materiali, estensione vita del prodotto, condivisione risorse (1)

Milano – Dall’impresa specializzata nell’allevamento ittico non intensivo alla società che produce vaschette alimentari biodegradabili, dalla multinazionale di altoparlanti per il cinema al piccolo produttore artigianale di calzature che utilizza solo materiali eco-friendly. Ma ci sono anche l’attività di designer di gioielli di lusso, quella che realizza mobili su misura senza formaldeide, chi restaura opere lignee e arredi di varie epoche e chi produce oggetti in ceramica con particolare attenzione all’utilizzo del materiale di scarto. La grande casa di moda internazionale e lo storico pastificio milanese con certificazione di qualità europea, la cooperativa che produce funghi dai fondi esausti del caffè e la rete di aziende che realizzano e installano kit per convertire i veicoli tradizionali in elettrici. Sono solo alcune delle cinquanta imprese del territorio di Milano, Monza Brianza e Lodi che hanno aderito al progetto RI-ECCO di promozione dell’economia circolare, realizzato dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Una trentina di queste aziende hanno poi partecipato ai tavoli di lavoro, suddivise tra produzione manifatturiera (14), servizi (7), cave e asfalti (7). Dai risultati emerge che la loro performance di circolarità complessiva è del 34% rispetto a  una media italiana del 26% con punte del 49% nella fase di utilizzo e del 36% in quella del design del prodotto. Obiettivo di queste imprese aumentare le proprie strategie di economia circolare puntando su: utilizzo di forniture provenienti da fonti rinnovabili, materiali riciclati o biodegradabili, recupero e riutizzo dei prodotti scartati, estensione della vita del prodotto, offerta ai clienti di un prodotto-servizio che preveda assistenza e manutenzione, condivisione delle risorse. Tra le difficoltà riscontrate: la scarsità di materie prime circolari disponibili sul mercato e le difficoltà tecniche nello scambio dei sottoprodotti di produzione, le scarse conoscenze all’interno della filiera e la difficoltà a controllare i fornitori, la percezione ancora diffusa che i prodotti e i materiali derivati da riciclo o riutilizzo siano di minore qualità. Tra le richieste: maggiori incentivi a supporto del mercato dei prodotti circolari, creazione di network per facilitare il reperimento dei materiali riciclati e lo scambio degli scarti di produzione, più informazione e formazione a livello aziendale ma anche sociale e scolastico. “L’attenzione all’ambiente e l’adozione consapevole di un modello economico alternativo che sappia sfruttare al meglio le potenzialità dell’economia circolare potranno diventare dei fattori di competitività per il mondo produttivo del nostro territorio nella fase di ripresa – ha dichiarato Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e presidente della Sezione regionale Lombardia dell’Albo nazionale gestori ambientali . Il progetto RI-ECCO ha aiutato non solo le aziende partecipanti a massimizzare la propria circolarità tramite un’assistenza specifica ma ha anche individuato le maggiori criticità e realizzato delle linee guida generali, uno strumento utile per tutte le imprese interessate ad avvicinarsi a queste pratiche innovative in termini di ecosostenibilità ma anche di risparmio e di ritorno economico”. “Progetti come RIECCO dimostrano innanzitutto che l’economia circolare non è solo per le grandi aziende bensì è trasversale e applicabile all’intero panorama delle PMI, soprattutto quando si pongono adeguatamente in una prospettiva di filiera. Per questo sono preziose le iniziative come quella promossa da Camera di Commercio di Milano, Monza-Brianza e Lodi, per la loro capacità di creare network inter-settoriali” – aggiunge il Prof. Marco Frey, Direttore del gruppo di ricerca sulla sostenibilità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa -. La sostenibilità e nello specifico l’economia circolare offrono inoltre strumenti che consentono alle imprese di affrontare con maggior resilienza la delicata fase di ripartenza post-covid e anche di questo parleremo il 10 luglio nell’incontro finale del progetto”. (imprese-lavoro.com)

Economia circolare: riuso materiali, estensione vita del prodotto, condivisione risorse (2)

Milano – Il progetto RI-ECCO di promozione dell’economia circolare realizzato dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Ha offerto gratuitamente un affiancamento tecnico-scientifico alle PMI verso l’economia circolare per aiutarle nella definizione di strategie di miglioramento. Il percorso è stato strutturato in tre fasi: la prima di coinvolgimento delle imprese del territorio in incontri informativi, la seconda di organizzazione di tavoli di lavoro, la terza di supporto individuale per un checkup dei bisogni specifici di ogni singola azienda. Secondo la Commissione Europea per ogni euro investito in economia circolare il ritorno sarebbe di 8. “Economia circolare nel post-covid: opportunità di sviluppo per le imprese”, venerdì 10 luglio il webinar durante il quale saranno presentate i risultati del progetto RI-ECCO e le linee guida per il miglioramento della circolarità, dalle ore 9.45 alle ore 12. L’economia circolare è il nuovo modello di economia sostenibile, in cui il nostro Paese vanta già un buon posizionamento a livello europeo. Infatti dal rapporto ENEA e CEN (Circular Economy Network) del marzo 2020 emerge che l’Italia è prima tra i Paesi europei per indice complessivo di circolarità davanti a Germania e Francia. Accelerare la transizione delle PMI verso la circolarità rappresenta in questo momento di crisi un’opportunità per la ripresa post Covid-19. Vademecum per aumentare la circolarità. Tra i suggerimenti: per l’approvvigionamento, l’impiego di scarti di produzione di altre aziende e la minimizzazione degli imballaggi; per il design progettare i propri prodotti perché durino più a lungo e ridurre le sostanze pericolose utilizzate nella produzione. Per la produzione riutilizzare o cedere ad altre aziende che ne hanno bisogno i propri scarti di produzione. Per la distribuzione prediligere mezzi di trasporto a basso impatto ambientale. Per l’utilizzo fornire servizi di riparazione per allungare la vita dei propri prodotti e informare i clienti sulla gestione del ”fine vita” dei prodotti. Per la gestione dei rifiuti avviare attività di recupero di materia o di energia e prevedere forme di ritiro dei propri prodotti a fine vita. Criticità e barriere sistemiche riscontrate dalle imprese. Per la produzione manifatturiera le principali barriere alla circolarità sono: la scarsità di materie prime circolari disponibili specialmente per le piccole imprese, gli ostacoli tecnologici legati al riciclo dei rifiuti e al packaging riciclato, le scarse conoscenze all’interno della filiera, l’assenza di risorse economiche per gli investimenti, i vincoli normativi relativi alla fase di fine vita del prodotto e all’utilizzo di prodotti riciclati in ambito food e le dimensioni aziendali ristrette. Per i servizi la difficoltà a controllare i fornitori, la mancanza di incentivi al recupero e al riadattamento del vecchio, le difficoltà tecniche nello scambio dei sottoprodotti, ancora poca attenzione dei consumatori al mercato dei prodotti riusati percepiti come di minore qualità. Per il settore delle cave e degli asfalti, la normativa e gli ostacoli burocratici all’utilizzo di materie prime seconde, derivate da riciclo, specialmente per materiali impiegati per utilizzi strutturali come il calcestruzzo, la mancanza di incentivi, la resistenza culturale che porta a valutare questi materiali come di minore qualità, la burocrazia urbanistica, la difficoltà di collaborazione con i consulenti ambientali e la mancanza di materie riciclabili. Azioni per superare le barriere. Tra le misure indicate: agevolazioni fiscali e finanziamenti per supportare il mercato dei prodotti circolari, aggiornamento della normativa, sviluppo di azioni di crowdfunding e creazione di consorzi per sostenere le aziende nella transizione ad una produzione circolare, maggiore diffusione delle Best Practices e delle linee guida per migliorare l’informazione, più ricerca su materiali alternativi a minor impatto ambientale e progetti di collaborazione con startup e università nell’ambito delle green technologies, creazione di network per facilitare il reperimento di materiali riciclati in volumi maggiori e quindi a prezzi più contenuti, accordi affinché gli scarti di produzione siano ceduti ad altre aziende per essere utilizzati nei loro processi produttivi, maggiore formazione e progetti di sensibilizzazione sul tema per i dipendenti aziendali ma anche all’esterno verso consumatori, scuole e università.  (imprese-lavoro.com)