Coronavirus, Federalberghi: Bocca chiede lo stato di crisi

Roma – L’emergenza Coronavirus in Italia prosegue senza sosta. Tra i settori più in crisi per questa pandemia c’è quello del turismo, azzerato dopo il lockdown. Federalberghi, che ha il 95% delle strutture chiuse vuole lo stato di crisi. “L’unica strada da percorrere”. A dirlo senza indugi è Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi al Corriere della Sera. “Nel nostro settore la dimensione del problema può essere riassunta — spiega Bocca — in poche cifre e concetti: per gli alberghi la sola attività ricettiva vale circa 20 miliardi di euro all’anno, ad oggi il 95% degli hotel italiani è chiuso. Il trimestre marzo, aprile, maggio è destinato a chiudersi con l’azzeramento dei ricavi, poi, se potremo ripartire, ci ritroveremo senza i turisti stranieri e con il solo mercato della clientela italiana, che vale circa il 50% delle presenze, ma genera solo il 30% dei ricavi. In sostanza il nostro settore avrà perdite tra il 60 e il 70%”. “Non è un caso — prosegue Bocca — se assessori regionali e governatori di diversa estrazione politica chiedono all’unisono lo stato di crisi per il turismo. Si tratta dell’unica strada percorribile per un settore che ha bisogno di risorse a fondo perduto e che necessita di accedere ai tavoli del ministero dello Sviluppo economico, dove si assegnano risorse alle attività in grave difficoltà”. Ragione che spinge Bocca a chiedere sia lo stato di crisi, sia un pacchetto di misure proporzionato al peso di un comparto che vale il 13% del prodotto interno lordo. Con un’avvertenza: “Il bonus vacanze per le famiglie va bene, ma meglio sarebbe dare quei soldi alle aziende, altrimenti il turista parte, ma non trova più l’albergo, perché nel frattempo è fallito”