Bonometti (Confindustra) scrive ai parlamentari lombardi: allarme Plastic tax

Milano – Il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti ha inviato ai parlamentari lombardi una lettera sulla Plastic tax. Ecco il testo: “Desidero portare alla Sua attenzione la preoccupazione di Confindustria Lombardia nei confronti della recente proposta di introduzione di nuove forme di imposizione fiscale prevista dalla manovra di bilancio che, nascosta dietro l’auspicio di traghettare il sistema Paese fuori dall’impasse economica e rilanciare la crescita, si svela come la più restrittiva degli ultimi governi. Il nostro giudizio è negativo: non si aiutano le imprese e addirittura la distribuzione la si fa a danno delle imprese per altre cose. Non ci sono misure per stimolare la crescita delle imprese e lo sviluppo della nostra economia, aumenta il debito pubblico e si perde ulteriormente competitività, come ormai avviene da 20 anni e, cosa ancora più grave, ci si concentra su nuove tasse in particolare sull’industria, dalle auto aziendali, alla plastica. Il ruolo delle imprese e del lavoro quindi non può essere considerato a priori antagonista della sostenibilità. II Green New Deal di cui tutti parlano sarà un successo se saprà sostenere innanzitutto proprio le imprese e i suoi lavoratori. ln questo momento storico noi siamo il miglior alleato di qualsiasi Istituzione per contribuire alla svolta sostenibile. Ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter esprimere le nostre potenzialità, di aver garanzie sulla produttività e sulle regole e procedure e di poter contribuire positivamente al benessere dell’economia italiana e della comunità. ln particolare, desidero esprimerle la ferma e decisa contrarietà degli imprenditori lombardi rispetto: la “plastic tax”, una misura che, in nome del raggiungimento di obiettivi minimi di salvaguardia ambientale, rappresenta soltanto un’imposizione volta a recuperare risorse a discapito di consumatori, lavoratori e imprese. Se si vuole affrontare seriamente il tema della transizione industriale verso modelli sostenibili è necessario accompagnare questo processo verso il modello economico circolare e non introdurre divieti o la tassazione di materiali. L’industria italiana ha investito da tempo nell’economia circolare guadagnandosi la leadership europea, attraverso un minor utilizzo delle materie prime, una maggiore efficienza nei processi produttivi, meno rifiuti e una positiva percezione da parte del mercato e dei consumatori. ln aggiunta le imprese del settore già oggi pagano il contributo ambientale CONAI per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica per un ammontare di 450 milioni di euro all’anno, dei quali 350 vengono versati ai Comuni per garantire la raccolta differenziata.  Non possiamo quindi accettare questa forma vessatoria di imposizione che, per come è stata definita, avrà come unico effetto la cancellazione pressoché completa dell’intero settore di produzione, la perdita di oltre 50.000 posti di lavoro, l’aumento dei prezzi al consumatore e la penalizzazione della transizione verso l’economia circolare, assorbendo quelle risorse che sarebbero certamente destinate all’innovazione ed al recupero produttivo della materia. La “sugar tax”, che, stando alle previsioni di Assobibe (associazione di rappresentanza della produzione di bevande analcoliche) peserà sulle aziende che producono in Italia dal 15 al 20% del fatturato, ed una ulteriore contrazione delle vendite anche del 20% dei volumi, e soprattutto si prevede un forte rischio occupazionale per i circa 10.000 dipendenti del settore. Per quanto riguarda infine l’aumento della tassazione sulle auto aziendali, stando alle previsioni di Aniasa (associazione di rappresentanza delle aziende del settore) già nel primo semestre 2020 si verificherà un calo di almeno il 10% delle immatricolazioni uso noleggio lungo termine (circa 30.000 unità) con minori entrate per l’Erario e gli enti Locali pari a 190 milioni di euro, minori entrate che aumenterebbero a 260 milioni, considerando l’intero comparto dell’auto aziendale. L’aumento della tassa sulle auto aziendali, già pesante e farraginosa, andrebbe a colpire un settore completamente fiscalizzato e che favorisce il rinnovo del parco circolante con i conseguenti benefici anche di natura ambientale, oltre che per il comparto “automotive”. E l’attuale dettato della norma andrebbe a colpire in maniera significativa anche i dipendenti, oltre che le imprese, per le auto ad uso promiscuo. Desidero quindi appellarmi a Lei con la richiesta di un intervento nelle sedi opportune per impedire l’introduzione di queste misure e per individuare strategie di intervento alternative che, con il coinvolgimento e il supporto del sistema produttivo, contribuiscano nel breve e lungo periodo alla valorizzazione del lavoro e dei lavoratori. Nella legge di Bilancio vi è un’attenzione a Industria 4.0, un intervento, che viene rifinanziato, ma con risorse limitate. L’Italia deve tornare ad essere una potenza industriale, ma ciò sarà possibile solo introducendo politiche per la competitività, volte a premiare chi investe e chi innova e che considerino l’impresa come un vero grande bene da tutelare. Da parte nostra, rimane fermo l’impegno di Confindustria Lombardia a collaborare con Lei mettendo a disposizione dati, analisi e informazioni utili. Nel ringraziarla per l’attenzione e il supporto, Le invio un cordiale saluto”.