10 anni di lavoro che cambia a Milano: l’analisi della Cgil

Milano – Fotografia con luci e ombre sul lavoro a Milano quella della Cgil al convegno: “Lavorare a Milano, 10 anni dall’inizio della crisi”. Ci ha pensato Antonio Verona, responsabile dipartimento mercato del lavoro della Cgil, che ha sviluppato la ricerca, a fare un bilancio. “La quantità del lavoro non è cambiata in questi dieci anni, variata radicalmente invece la forma, molto più effimera, alla giornata e questo determina un grave disagio per chi lavora, soprattutto in relazione ai nuovi processi. Al punto che i lavoratori – spiega Verona – appena sentono parlare di innovazione, sia digitale, che ambientale o tecnologica, la vedono come una minaccia, come un disagio: un valore negativo. Reazione giustificata, noi dobbiamo trovare delle forme di sicurezza sociale che mettano al riparo le persone o ne va della stessa economia. Una economia fondata sull’export che se dovesse iniziare a soffrire – come sta accadendo in questa fase – anche il lavoro costruito in questi anni inizierebbe a entrare in difficoltà”. I numeri danno un quadro esaustivo. 1.407.000 i lavoratori nel 2008, 1.466.000 quelli impegnati nel 2018, dieci anni dopo. Nel decennio 83 grandi aziende hanno cessato l’attività, lasciando senza lavoro oltre 500 persone. Contemporaneamente sono venuti meno 67mila posti di lavoro nella manifattura, 22mila nelle costruzioni, 16mila nei servizi e sono invece cresciuti 19mila posti nella ristorazione, 14mila nel settore comunicazione, 13mila nella sanità. Diminuzione secca, nel decennio, del lavoro a tempo indeterminato: dal 90,5% del totale all’87,4%. Oltre a nuove relazioni industriali per garantire crescita, stabilità e continuità, la Cgil propone un nuovo modello di welfare, per offrire ai lavoratori maggiori garanzie e centri per l’impiego più vicini alle necessità di chi cerca lavoro. Una iniezione di fiducia nel lavoro di cui, di questi tempi, c’è davvero bisogno.