Flc Cgil: bene Boccia, scuola fuori dall’autonomia

Flc Cgil: bene Boccia, scuola fuori dall’autonomia

Roma – “Il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, ha dichiarato, a proposito di autonomia differenziata in materia di istruzione, che la scuola non è oggetto di negoziato con le Regioni. Non possiamo che essere d’accordo col ministro, fin dal primo momento la Flc Cgil ha sostenuto che qualsiasi ipotesi di autonomia differenziata in materia scolastica  è incompatibile col sistema nazionale di istruzione”. Lo afferma in una nota la Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil. La scuola disegnata dalla Costituzione ha una sola dimensione, la dimensione nazionale. Non possiamo che respingere ogni  proposta che si allontani da questa impostazione. Così  come respingiamo i tutte le ipotesi di organici a tempo determinato a livello regionale, di diritto allo studio regionale, di edilizia scolastica regionale. Ribadiamo che prima si chiude questo vaneggiamento sulla regionalizzazione del diritto sociale all’istruzione, e meglio è per il Paese. E a proposito della necessità di investire nella scuola pubblica nazionale, la Flc sostiene che “al di là della discutibile definizione dei nostri studenti come futuro “capitale umano” – che “capitale” non è dovendo la scuola formare cittadini colti e competenti in grado di dirigere i processi o di controllare chi dirige – le intenzioni del ministro Fioramonti al Parlamento sul nostro sistema di istruzione e ricerca seguono un indirizzo di impegno che sembra voler invertire una tendenza al disinvestimento che è stata la cifra che ha connotato le azioni dei governi passati. Avremo a breve una possibilità di verifica nei tavoli tematici al MIUR fra Amministrazione e Sindacati a partire dal 16 ottobre 2019: investimenti pluriennali per l’edilizia scolastica, dotazione di organici curriculari e di sostegno per la continuità didattica e la stabilizzazione, regolarità dei concorsi e un reclutamento qualificato costante e regolare, investimenti nel settore Ata, stipendi che non si limitino all’inflazione programmata tramite il contratto che è scaduto. Questi sono i temi e questi sono gli strumenti che devono trovare posto nella legge di stabilità. “Dalle parole ai fatti”.