CGIA: sprechi dello Stato a quota 200 miliardi, più dell’evasione fiscale

Mestre – Ci sono ragionevoli certezze nel ritenere che nel rapporto “dare-avere” tra lo Stato e il contribuente italiano, il soggetto maggiormente leso non sia il primo, bensì il secondo. Considerando tutta una serie di caveat, che saranno sviluppati successivamente, la tesi è la seguente: la dimensione economica dell’evasione fiscale presente in Italia (110 miliardi) è poco più della metà dei costi a carico di cittadini e imprese relativi a sprechi, sperperi e inefficienze generate dalla Pubblica amministrazione (almeno 200 miliardi di euro). L’Ufficio studi della CGIA è pervenuto a questa conclusione partendo dall’analisi di alcuni dati di contesto e rammentando che uno Stato di diritto si basa, tra le altre cose, sul principio della legalità. Sia chiaro, chi evade commette un reato e va perseguito ovunque esso si annidi; tuttavia, la legalità deve essere rispettata da tutti: sia dai soggetti pubblici sia da quelli privati. Il record di infrazioni europee subite dal nostro Paese fino ad oggi, ad esempio, dimostra che le nostre istituzioni pubbliche devono migliorare tantissimo1 . Segnaliamo che 1 Sebbene in calo, si ricorda che attualmente le procedure di infrazione dell’UE nei confronti del nostro Paese ancora aperte sono 71, suddivise in 64 casi di violazione del diritto dell’Unione e in 7 casi di mancato recepimento delle politiche europee. Tuttavia, se analizziamo quelle avviate dal gennaio 2002 (anno in cui ha cominciato a circolare l’euro) fino ad oggi (maggio 2019), l’Italia ne ha collezionate ben 1.358. Nessun altro Paese in Ue ha subito un numero di contestazioni così elevato. L’iter della procedura tra il paese “attenzionato” e Bruxelles è molto articolato e spesso dura parecchi anni. Alcuni casi si risolvono in tempi tra le procedure in corso nei confronti dell’Italia figurano quelle sulla pessima qualità dell’aria presente in molte città, la presenza dell’arsenico nell’acqua potabile, il mancato rispetto dei tempi di pagamento da parte della nostra Pubblica Amministrazione (PA) e i livelli di inquinamento presenti nell’area dell’ex Ilva di Taranto. Torniamo al rapporto “dare-avere” tra lo Stato e il contribuente italiano. Secondo una stima del ministero dell’Economia, l’ammontare complessivo dell’evasione in Italia si attesterebbe attorno ai 110 miliardi di euro all’anno. Una cifra, quella dovuta all’infedeltà fiscale degli italiani, spaventosamente elevata che, secondo gli artigiani veneti, sarebbe comunque molto inferiore al costo che i cittadini e le imprese sopportano in ragione del cattivo funzionamento della PA e degli effetti negativi procurati dal mancato rispetto delle norme e dei regolamenti vigenti da parte di un pubblico ufficiale o di un incaricato al pubblico servizio. Mettendo in fila i risultati di alcune analisi condotte da una mezza dozzina di istituzioni molto autorevoli, il danno economico per i contribuenti italiani sarebbe di almeno 200 miliardi di euro all’anno. Si tratta di una dimensione economica quasi doppia a quella dell’evasione. brevi, grazie ad apposite misure adottate dai Paesi coinvolti; altri, invece, terminano con il rinvio alla Corte di giustizia europea e le sentenze possono tradursi in sanzioni economiche per lo Stato.

 

 

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