Bonini (Cgil), aree metropolitane: motore del Paese, legge incompiuta

Milano – Il seminario con le Camere del Lavoro – Città Metropolitane organizzato dalla CGIL di Milano a Palazzo Isimbardi, ha acceso un faro sul sistema della rappresentanza nelle grandi aree urbane e sul loro futuro. Una giornata di lavoro, con interventi importanti su un tema strategico. “Non solo Milano, – ha detto nel suo intervento il segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Massimo Bonini – le aree metropolitane sono il motore vero dello sviluppo e dell’innovazione. Un bene che va tutelato, altrimenti, il rischio è quello di produrre diseguaglianze che non possiamo permetterci. L’istituzione delle città metropolitane è sicuramente un passo in avanti, ma la soluzione trovata con la legge Delrio è purtroppo incompiuta e non consente nessuna leva e luogo per il governo di questi processi.” Il messaggio forte è rivolto al Pd ma anche al sindaco della città metropolitana Beppe Sala, che si è trovato a gestire una realtà senza risorse e con pochi poteri. Molti gli interventi che hanno approfondito il tema. Tra gli altri, Franco Sacchi, direttore Centro Studi PIM, il professor Gabriele Pasqui, Direttore Dastu – Politecnico di Milano; Elena Battaglini, della Fondazione Di Vittorio; Arianna Censi, vice sindaca Città Metropolitana di Milano; Zhang Dezhi, vice presidente SMTUC Shanghai Municipal Tracie Union Council; Elena Lattuada, segretaria generale CGIL Lombardia; Fiorello Cortiana già coordinatore RSU Città Metropolitana di Milano; Serena Sorrentino, segretaria generale Funzione Pubblica CGIL. Una novità assoluta è stata la partecipazione delle Camere del Lavoro metropolitane di Bologna, Roma, Catania, Palermo, Torino, Firenze e Napoli. E il segretario generale del capoluogo partenopeo, Walter Schiavella, ha ricordato: “Diritti e uguaglianze nelle città presentano problematiche peculiari; molto spesso, il livello di fruizione concreta di diritti sostanziali in tema di lavoro, istruzione, salute, mobilità, traccia il vero confine delle diseguaglianze sociali quasi sempre sovrapponibili a quelle territoriali, creando così dinamiche centro/periferia pericolosamente divaricanti”. Naturalmente le città metropolitane sono diverse tra loro, per reddito, istruzione e occupazione. Per quanto riguarda il reddito, Milano si attesta su 30.600 euro annui, Roma su 24.700 e Napoli su 19.900. Per ciò che concerne i laureati, a Milano un quartiere del centro ne conta il 3,5 volte in più rispetto alla periferia, Roma il 4,6 volte in più, Napoli l’8,8. Anche il tasso di occupazione registra questa distanza: a Milano tra centro e periferia è pari a 10 punti percentuali, a Roma 15, a Napoli 21. Alle storiche distanze tra le tre più grandi realtà metropolitane del paese, quindi vanno ad aggiungersi quelle all’interno delle stesse città, tra i vari quartieri e tra il comune capoluogo e gli altri comuni. Diventano d’importanza strategica dunque i modelli di governance istituzionale, più adeguati a garantire la effettiva fruizione dei diritti con l’obiettivo di ridurre quelle diseguaglianze la cui permanenza, oltre ad essere inaccettabile, sono un limite forte alla stessa crescita economica dei contesti urbani. Le conclusioni della giornata sono state affidate a Rossana Dettori segretaria CGIL nazionale.