M&A, Gruppo Ceresio: nel 2019 cresceranno i settori Food, Healthcare e IT

Milano – Nei primi tre mesi di quest’anno si è registrata una frenata del mercato M&A a livello globale, compresa l’Italia. Nel nostro Paese, nel primo trimestre 2019 sono state chiuse operazioni per un totale di 4,2 miliardi di euro, contro i 10 miliardi del primo trimestre 2018, corrispondenti a 165 operazioni, ovvero 2 in meno rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente. Un dato in linea con la frenata registrata a partire dalla seconda metà del 2018. Debole anche il corso di operazioni già annunciate ma non ancora finalizzate, che si attestano a 6 miliardi. Nell’ambito delle operazioni M&A Italia su Italia sono state 84 le operazioni finalizzate tra controparti nazionali, per un totale di 350 milioni. Arrivano a 2 miliardi gli investimenti esteri in società italiane, per un totale di 48 transazioni. In questo contesto, si evidenzia tuttavia la crescente importanza delle operazioni di M&A, sia in entrata che in uscita, tra Italia e USA, cresciute addirittura del 118% tra 2013 e 2017. “Il flusso di liquidità generato dalla recente tax reform statunitense, che ha già finanziato numerose operazioni di share buyback negli Usa, verrà probabilmente utilizzato anche per operazioni di crescita tramite M&A”, sottolinea Alessandro Santini, Head of Corporate Advisory del Gruppo Banca del Ceresio, e relatore di un vasto studio condotto dal Gruppo a tema M&A. Da notare che le operazioni in uscita sono effettuate quasi esclusivamente da aziende industriali italiane in cerca di partner strategici, mentre le società americane che investono in Italia sono in larga parte fondi di Private Equity. “In Italia, i settori nei quali si prevede maggiore fermento e interesse da parte del private equity per il 2019 sono il Food & Beverage e l’Healthcare, come pure l’Information Technology: ci si rivolgerà sempre più ad aziende con buona tecnologia e competenze digitali, oltre che con una forte propensione internazionale” precisa Santini. Nel complesso, nel 2019 continuerà la tendenza  a razionalizzare la struttura societaria delle aziende tramite l’attività di Merger and Acquisition e a concentrarsi sul proprio core business, attraverso spin-off, split-off e acquisizioni nello stesso settore. Inoltre, “il mercato manterrà liquidità grazie all’attività delle banche centrali che, per scongiurare il rischio di una nuova recessione, terranno bassi i tassi di interesse. Gli investitori diventeranno più selettivi, premiando le aziende virtuose e in salute, e ci si aspetta ancora per l’anno in corso una sostanziale tenuta dei prezzi, venendo da un 2018 concluso con valutazioni estremamente interessanti sul lato sell side”.

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Milano – Chi investe in Italia? La risposta viene da M&A. Di gran lunga i nostri primi investitori nel triennio 2016-2018 sono gli Stati Uniti, sia per numero di operazioni (circa 450) che per valore (oltre 25 miliardi di euro). Seconda la Francia, e a seguire Regno Unito, Cina, Norvegia e Germania; si sono distinti tra gli altri anche Paesi Bassi, Giappone e Spagna. Dove investiamo noi? Per valore delle operazioni il nostro mercato preferito sono gli Usa, con quasi 8 miliardi di euro investiti. Per numero di operazioni, invece, spicca il Regno Unito, dove negli ultimi tre anni sono state oltre 50 i deal conclusi. Seguono Spagna, USA, Germania e Francia. Quali sono i nostri settori più forti, gli ambiti di investimento preferiti dagli investitori esteri? Spicca l’healthcare per dimensione media delle operazioni (ne è un esempio l’operazione Rossini – Recordati); mentre, per numero di operazioni, queste si concentrano nei settori industriali, bancario e servizi (finanziari, consulenza, IT). Operazioni più piccole sono invece tipiche dei settori Retail&wholesale, Hospitality e Assicurativo.  Al contrario, all’estero, i settori dove si concentrano le operazioni più grandi per gli investitori italiani sono le Infrastrutture e il Food & Beverage (ad esempio l’operazione Ferrero – Nestlé Confectionary USA). Le maggiori operazioni di M&A domestiche si sono concentrate nel settore bancario (una su tutte, l’operazione BPM – Banco Popolare), ma anche nell’Healthcare e nelle Infrastrutture. Poche e piccole operazioni hanno interessato i settori Chimico, Retail e Hospitality. Infine, piccole ma numerose sono le operazioni nell’ambito dei servizi (finanziari, consulenza, IT). In conclusione, escluse le grandi operazioni di fusione (Luxottica, Atlantia, e Wind) del triennio 2016-2018, quali settori hanno avuto la maggiore incidenza per valore delle transazioni? Spiccano enormemente il settore dei Servizi, quello Industriale e Bancario, a seguire Energia e Infrastrutture: “considerando il numero di operazioni di private equity, nel triennio i Servizi si confermano al primo posto; con oltre 300 operazioni concluse. A seguire, i settori Industriale, Healthcare, Chimico, Food&Beverage, Energetico, Fashion, Wholesale&Retail, Trasporti”, conclude Alessandro Santini.