Riders: Stanzione (Filt Cgil), a rischio 1000 posti di lavoro

Milano – L’acquisizione di Foodora da parte di Glovo è destinata a destrutturare il settore e a costare il posto di lavoro, precario, a oltre mille riders in Lombardia. “E’ una crisi pesante – commenta il segretario milanese della Filt Cgil Luca Stanzione interpellato sullo stato di una trattativa inesistente – perché coinvolge un numero di lavoratori enorme, una crisi, che per numero riguarda quasi il doppio di quella della Whirlpool ma nessuno sembra accorgersene. Sono lavoratori che fanno di quell’attività l’unica forma di reddito, si tratta di immigrati, persone espulse dai cicli produttivi non come viene raccontato di ragazzi che vogliono arrotondare. Sono persone che rischiano di non avere alcun ammortizzatore. Servirebbe innanzitutto avere dati certi e una fotografia condivisa delle condizioni di queste persone”. Il ministro Di Maio non si era impegnato a dare una risposta immediata alle difficoltà dei riders? “C’è un tavolo ministeriale, ne vedremo gli esiti, e c’è un fatto; se si fosse approvato l’art. 1 del decreto riders oggi non ci sarebbero 2000 licenziamenti ma trasferimenti a parità di condizioni. Un decreto che non è mai arrivato e questi lavoratori nei fatti subordinati non vengono riconosciuti come tali. Ad esempio non viene applicato loro l’art 2112 del c.c. che tutela i lavoratori in caso di acquisizione di società, esattamente quello che sta avvenendo tra Gloovo e Foodora“. E ora? “Abbiamo scritto una lettera alle due imprese, alle istituzioni locali e alla Prefettura per convocare subito un tavolo in grado di affrontare quella che per numero di persone coinvolte dovrebbe essere considerata al pari di una grave crisi alla stregua delle molte che hanno visto uno specifico tavolo ministeriale”. Da simbolo dei nuovi lavori i riders rischiano di diventare le prime vittime? “I riders non sono nuovi lavori, il nuovo è che c’è un software che organizza, controlla, esclude, sanziona questi lavoratori e ci sono imprese che possono agire in un campo che per ora non ha regole. Questo è il caso in cui il Sindacato ha svolto parte del proprio compito prima delle istituzioni per cui noi oggi abbiamo dato una cittadinanza a lavoratori che le aziende e il legislatore non considerano tali”.