Galli (Salotto di Milano): piccoli negozi patrimonio della Galleria

Milano – C’era anche Pier Antonio Galli tra gli organizzatori della cena esclusiva di ieri sera per festeggiare il 150 anniversario dell’inaugurazione della Galleria Vittorio Emanuele. II. Titolare dello storico ristorante Galleria, che l’anno prossimo celebrerà 50 anni, nonché portavoce dell’associazione “Salotto di Milano”, Galli dal mattino era impegnato in prima persona per la riuscita dell’evento di gala, assieme al suo staff- 24 persone tra le brigate di cucina e di sala – che ha eseguito e servito, assieme al personale degli altri locali, le quattro portate del menù firmato dallo chef Carlo Cracco. Qualcuno ha parlato di un evento troppo esclusivo: ciascuno dei 900 commensali ha dovuto sborsare 500 euro per accomodarsi sotto la cupola del Mengoni… “Una critica infondata”, spiega Galli in una intervista al quotidiano Il Giorno. “Lo scopo dell’iniziativa è benefico. Tutto il ricavato sarà devoluto alla Caritas. Coi soldi raccolti si potrà dare vita a tanti progetti…”. Alcuni negozianti hanno lamentato la chiusura anticipata alle 15. “Era inevitabile. Abbiamo dovuto obbedire alle disposizioni di Prefettura e Questura per garantire la sicurezza che nessuno, in questo periodo storico, può permettersi di sottovalutare”. La Galleria è ancora il «salotto buono» o sta diventando un «dep artment store» di grandi firme? “Non si possono fare paragoni con il passato ma rimane un luogo simbolo, peraltro conservato molto bene grazie ai lavori di ristrutturazione. Continua ad essere un punto di ritrovo per tanti milanesi, non solo di giorno per il pranzo ma anche di sera e di notte, per l’aperitivo e il dopo Scala. Purtroppo alcune botteghe storiche non sono più presenti ed è senza dubbio una perdita. Il processo di emorragia può e deve essere arrestato”. Le firme della moda non rappresentano una minaccia? “Io ritengo che la condivisione sia possibile. Da un lato le griffe hanno il merito di attrarre pubblico, oltre a mettere a disposizione risorse economiche al Comune. Dall’altro è giusto che le attività più piccole – che non si sottraggono al dovere di pagare canoni di mercato – non scompaiano dal panorama della Galleria. Chi giunge da Francia, Cina ed Emirati è interessato anche a piccole boutique che non hanno filiali nel resto del mondo, a sfogliare i libri della libreria Bocca o provare un menu autenticamente italiano. Siamo sicuri che se venisse meno la nostra “distintività” ci sarebbero turisti che prenotano un biglietto aereo per Milano?”