Tessile: domani 8 ore di sciopero per il contratto, 150mila lavoratori interessati

Milano – A distanza di otto mesi dalla scadenza del contratto nazionale, la trattativa si è interrotta a causa dell’indisponibilità delle controparti a ritirare la loro richiesta di rivedere il modello di erogazione degli incrementi salariali e le modifiche normative tutte incentrate a comprimere diritti e ruolo negoziale delle organizzazioni sindacali territoriali e delle Rsu. “Il modello proposto dalla controparte – dice Rosalba Cicero, segretaria generale della Filctem Cgil Lombardia – con la manifesta volontà delle imprese di non anticipare più l’inflazione sulla base di previsioni, ma di pagarla ex post, è del tutto inaccettabile e se non viene tolto dal tavolo è impossibile proseguire la trattativa. L’elenco delle richieste di Smi è lungo: ridurre le ferie degli impiegati, intervenire sui 3 giorni di carenza per malattia (già retribuiti da molti anni al 50%), pieno recepimento del Jobs Act, norme più restrittive sulla Legge 104, disimpegno sul nuovo sistema classificatorio dopo anni di lavoro condiviso. “Tutte richieste – dice ancora Rosalba Cicero – che evidenziano la volontà di Smi di affermare un sistema autoritario dentro le imprese e nel settore. La contrattazione aziendale e territoriale resta il fulcro del confronto sui temi legati alla produttività e all’organizzazione del lavoro. Il lungo elenco delle richieste avanzate da Smi in questi mesi e confermate nella riunione del 20 ottobre scorso, mostra in modo evidente quanto scarsa sia la volontà delle imprese di costruire un contratto che sia strumento di tutela dei lavoratori ma anche di politica industriale, di risoluzione congiunta dei problemi e delle difficoltà che attraversano il settore. Una posizione delle imprese che svilisce l’importante discussione che il Paese sta affrontando in questi mesi e che va sotto il titolo di industria 4.0”. I lavoratori del settore in questi anni segnati dalla crisi hanno pagato un caro prezzo sia sul fronte occupazionale sia sulle condizioni economiche e lavorative. Se si è riusciti a gestire una fase così difficile, che oggi presenta luci e ombre (dove sono sempre di più le aziende che stanno recuperando i fatturati pre crisi), è perché ha prevalso dentro le imprese, l’idea che la competitività del settore passa attraverso innovazione, qualità, sostenibilità, contrasto al dumping, partecipazione e buone relazioni industriali. “Serve un’idea diversa – conclude Cicero – per creare sviluppo e benessere. Serve affermare una cultura forte di relazioni dentro l’impresa e dentro il settore, che tenga insieme competitività e diritti. Solo così possiamo aiutare a gestire la transizione che attraversa tutto il manifatturiero e fare grande il made in Italy”.